Arrivo, vinco.. e vado via. L’anno interista di Grosso tra un 5 al debutto e lo scudetto

In nerazzurro l’attuale allenatore del Sassuolo giocò soltanto l’annata 2006-07: 35 presenze totali, 3 gol. Vinse il campionato e la Supercoppa Italiana
Giornalista
8 febbraio 2026 (modifica alle 09:36) – MILANO
L’uomo della provvidenza si rivelò al mondo nerazzurro sotto le montagne, a Riscone di Brunico, in una di quelle amichevoli estive dove segni sei gol e te ne torni in stanza a riposare. Fabio Grosso, l’uomo degli ultimi minuti e dell’ultimo rigore, “l’atto estremo della grande magia” – parola di Lippi – sfiderà il suo passato per la seconda volta da allenatore. Vent’anni fa, da campione del mondo, indossò la maglia dell’Inter per una stagione sola. Un’avventura iniziata con la vittoria in rimonta in Supercoppa e conclusa con lo scudetto. Una rivisitazione pallonara di “veni, vidi, vici”. Sbarcò, vinse e se ne andò.
uno dei fantastici 7
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Fabio Grosso all’Inter nasce come intuizione/capriccio di Moratti, che s’era innamorato del terzino azzurro già durante la stagione. Fabio all’epoca aveva 29 anni, giocava nel Palermo e aveva calciato l’ultimo rigore cinque anni prima, in C2, tra le fila del Chieti. “Lippi incrociando il mio sguardo mi disse che avrei calciato l’ultimo rigore. Gli chiesi come mai e se fosse sicuro: “Si, perchè tu sei l’uomo dell’ultimo minuto”, mi disse”. Moratti lo ufficializzò quattro giorni dopo la finale, il 13 luglio: 6,5 milioni al Palermo. Grosso debuttò in amichevole contro il Bressanone. Quell’estate – stravolta dalle sanzioni post Calciopoli, con la Juventus in Serie B e le varie penalizzazioni – l’Inter centrò sette acquisti uno dopo l’altro, presentati da Materazzi a Palma de Maiorca come “i fantastici sette”. Ognuno con una specialità, come nei fumetti di Stan Lee: erano Ibrahimovic, Crespo, Maicon, Vieira, Dacourt, il dimenticabile Mariano Gonzalez e infine Grosso, che debuttò ufficialmente il 26 agosto in finale di Supercoppa contro la Roma.
quel 5 in pagella all’esordio
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La prima partita andò male. L’Inter vinse 4-3 in rimonta dopo essere andata sotto di tre gol, ma Fabio incassò un 5 in pagella. Entrò in modo negativo sul primo gol dei giallorossi non capendo un passaggio lungo di Toldo. Divisione colpe? Un 70% a favore del portiere. Questo il giudizio pubblicato dalla Gazzetta: “Timido, impacciato, forse un po’ emozionato. Non lascia tracce”. Si rifarà durante la stagione, conclusa con lo scudetto. Tre gol in 34 presenze in tutte le competizioni. Il primo squillo? Di destro, al Cagliari, seguito da quelli contro Catania ed Empoli. L’Inter di Mancini dominò il campionato con 97 punti, frutto di 30 vittorie, sette pareggi e una sola sconfitta, arrivata ad aprile contro la Roma.
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lione, andata e ritorno
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I nerazzurri persero la finale di Coppa Italia contro i giallorossi e uscirono agli ottavi di Champions dopo lo 0-0 di Valencia al ritorno, in una partita passata alla storia per la “rissa da far west” al fischio finale. Grosso giocò solo l’ultimo quarto d’ora. Fece in tempo a vedere il pugno che David Navarro rifilò sul volto di Burdisso e la successiva corsa all’uomo degli interisti. Scene da saloon. L’ultima presenza nerazzurra è del 20 maggio 2007, Atalanta-Inter 1-1, 90’ da terzino sinistro prima di lasciare Milano e andarsene in Francia, a Lione, dove vinse tre trofei in due anni. Nel 2023 tornò da allenatore e rischiò la vita. A ottobre fu aggredito dai tifosi del Marsiglia prima di una partita. Lanciarono di tutto, Grosso rimase ferito: “Lì ho capito cosa significa rischiare di morire sul colpo”. Un episodio che l’ha segnato e di cui non ha mai parlato molto. Da quando fa l’allenatore ha sfidato due volte l’Inter Primavera e solo una volta quella dei grandi. Al Mapei il passato gli tenderà la mano.
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