Prima Mancini e Spalletti, ora Gattuso: Italia, terzo flop Mondiale. E adesso che succede?

Il presidente della Federazione ha resistito a tante tempeste, ma ora, dopo la sconfitta con la Bosnia, è nel pieno della bufera. Decisivo sarà il confronto col Consiglio federale
Giornalista
31 marzo 2026 (modifica il 1 aprile 2026 | 00:03) – MILANO
Stavolta rischia di spezzarsi. L’Italia saluta il Mondiale per la terza volta consecutiva e lui, Gabriele Gravina, che una volta – dopo aver risposto al meglio all’ennesima sequenza di ostacoli – aveva detto: “Io sono un giunco e difficilmente mi spezzo”, adesso è nel pieno della tempesta più feroce. Lui prende tempo, ha bisogno di riflettere e soprattutto di confrontarsi con il Consiglio federale, ma sono in tanti, ora, ad aspettarsi un passo indietro. Il presidente della Figc non ha mai permesso a nessuno di decidere per lui, e questo è un merito, ma oggi, quando la delusione è tanto potente, viene da chiedersi se abbia la forza per andare avanti. Nei giorni, anzi nei mesi, che hanno preceduto questi playoff maledetti, Gravina non aveva lasciato intendere nulla delle sue intenzioni e alcune frasi, ben dosate, avevano lasciato un certo margine di manovra. Come quando, a fine novembre, aveva detto: “Se il destino della Figc è legato a quello della Nazionale? Non c’è una norma su questo, al nostro interno c’è un principio di democrazia, io ho ricevuto il 98% delle preferenze”. Aggiungendo però: “Poi ci sono delle riflessioni da fare, legate a scelte di responsabilità e di natura personale”.
riflessioni
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A lui la scelta, dunque. Fondamentale sarà il confronto con il Consiglio federale: inutile dire che al momento gode della fiducia praticamente di tutti, quindi pensare a una sfiducia, al momento, è molto difficile, anche se nulla è impossibile. Anche l’ipotesi di commissariamento, Statuto Coni alla mano, è meno percorribile di quanto sembri. Qualcosa potrebbe fare la politica, ma, come si diceva, su questo fronte Gravina ha sempre rivendicato l’autonomia dello sport. Due anni fa, dopo il deludente Europeo con Spalletti, aveva detto: “Ci sono critiche che feriscono, quelle strumentali legate a una richiesta di dimissioni. Non esiste che qualcuno possa governare dall’esterno il nostro mondo, questo vale per la politica e per tutti gli altri, nel chiedere le dimissioni sia di Gravina sia di Spalletti. Non esiste. Io affronto i problemi con il lavoro, non fuggo di fronte alle responsabilità che mi riguardano. Tengo divise le difficoltà politiche da quelle tecniche e il gioco nel quale i trionfatori di singhiozzi si dilettano, a me non interessa. Il senso di responsabilità da parte mia invoca un senso di lucidità, ovvero non mettere in pratica atti che determinino danni superiori a quelli che ci sono ora”.
sostegno ceferin
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Aveva da poco avviato la sua riforma del calcio, che ora ha preso una forma piuttosto solida, ma la scelta di andare avanti con Spalletti oggi più che mai risulta sbagliata. Quanto ai “danni superiori a quelli che ci sono ora”, qualcuno potrà pensare agli Europei che l’Italia si appresta ad ospitare nel 2032. Ceferin è dalla sua parte, non a caso stasera era allo stadio, e avere il sostegno del presidente della Uefa, in certe circostanze, non fa mai male. Anche quattro anni fa, dopo la Macedonia del Nord e la nostra seconda esclusione mondiale, Gravina era stato fermissimo: “Io ho ancora tante energie. Il progetto va avanti? Assolutamente sì. So che saranno giornate in cui si cercherà in tutti i modi di destabilizzarci. Le critiche fanno parte del rovescio della medaglia: come abbiamo gioito questa estate, ora sono pronto a ricevere tante critiche. Non ci sono spiragli nel mondo federale, io devo continuare a proteggere questa Nazionale. Si va avanti a testa alta, consapevoli che quando non si vince c’è qualche errore”. Erano passati una manciata di mesi dalla vittoria dell’Europeo di Mancini, che però di lì a poco gli avrebbe voltato le spalle.
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oltre la tempesta
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Il giunco Gravina, dal 2018 a oggi, ha resistito a qualunque tempesta: sportiva, economica (non era affatto facile uscire vivi dalla crisi dovuta al Covid) e anche giudiziaria (a Sulmona è ancora in atto il procedimento che lo vede indagato con l’accusa di autoriciclaggio per la vicenda “Libri antichi”). Ogni volta è tornato più forte. È cresciuto, ha prosperato a dispetto dei suoi più acerrimi nemici. Ma quello che è successo stasera a Zenica è un macigno pesantissimo. Il Paese è esausto, arrabbiato. Resisterà ancora?
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