Circati: “Io, il surf, Buffon, Cuesta che regala libri. Ero in azzurro, ma mi sentivo australiano”

Il difensore del Parma cresciuto a Perth: “Io e Volpato in camera insieme con l’Italia, ora ci giochiamo il Mondiale. Da ragazzo surfavo, giocavo a cricket, a rugby australiano, andavo a fare snorkeling e guardavo mio nonno giocare a briscola”
12 giugno 2026 (modifica il 13 giugno 2026 | 19:36) – HOUSTON (USA)
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A un certo punto Alessandro Circati s’è guardato intorno, ha scosso la testa e ha afferrato lo smartphone per chiamare a casa. “Avevo appena giocato la prima partita con l’Italia Under 20. Era il 2022. Dissi ai miei genitori che non mi sentivo al posto giusto. Non per colpa dei compagni o dell’allenatore, ma c’era qualcosa dentro di me che mi imponeva di cambiare. Io sono nato in Italia, a Fidenza, ma mi sono sempre sentito australiano. Papà disse di ascoltare il cuore”. Scelta giusta: il centrale del Parma è volato negli Stati Uniti per giocare il suo primo Mondiale con l’Australia. Risponde in videochiamata da Oakland, in California, dopo la solita sessione di allenamento sotto il sole. Debutterà il 14 giugno contro la Turchia.
Alessandro, ora cosa dice il cuore?
“Batte forte, perché l’emozione è enorme”.
Il suo primo ricordo legato a un Mondiale?
“Ehm… Fabio Cannavaro”.
Ah, e Viduka? Cahill? Ci racconti.
“Ovviamente non ricordo il Mondiale del 2006: avevo solo tre anni. Ma tempo dopo Fabio venne a Perth, in Australia, a casa mia, per un evento legato agli azzurri. Mio padre e mia madre, entrambi italiani e tifosissimi, avevano un quadretto con la sua foto mentre alza la coppa a Berlino. Lo incontrammo e lui la autografò”.
In cosa si sente italiano?
“Nella cultura della famiglia. Nel modo di fare determinate cose. Quando avevo un anno mi sono trasferito da Fidenza a Perth. Mio padre ha giocato a calcio da professionista, ma io l’ho visto solo negli amatori, a quarant’anni. Nonni, zii e cugini sono tutti in Italia. Uno dei ricordi a cui sono più legato è mio nonno che gioca a briscola al bar. E io lì che lo osservo”.
Del calcio mi sono innamorato subito. A sei anni dicevo che sarei diventato il più forte di tutti, a Perth la gente ancora me lo ricorda
In cosa, invece, è australiano?
“In tutto il resto. Nei modi di fare, di essere, di dire. A casa i miei mi parlavano in italiano e io rispondevo in inglese. Da ragazzo surfavo, giocavo a cricket, a rugby australiano, andavo a fare snorkeling, mi arrampicavo sugli alberi come un koala e costruivo case sugli alberi”.
“Andavo anche in giro con la BMX saltando giù dai muri di due metri. Senza contare le partite infinite di rugby nel giardino di casa con gli amici, dove rientravo con ginocchia sbucciate e lividi…”.
Il calcio com’è entrato nella sua vita?
“Grazie a mio padre e a mio fratello. Me ne sono innamorato subito e l’ho sempre percepito come un “lavoro”. A sei anni dicevo che sarei diventato il più forte di tutti, a Perth la gente ancora me lo ricorda”.
In realtà, all’inizio faceva l’esterno d’attacco.
“Mio padre mi vedeva già come difensore. Per migliorare i colpi di testa mi portava al parco e lanciava il pallone in aria. Un giorno fu chiaro, avevo 15 anni: ‘Da punta giocherai solo per divertimento’. Lì capii che avrei avuto un futuro da centrale”.
Capitolo Parma: da Fidenza sono 30 chilometri. Come arrivò?
“Se non fosse stato per la Brexit e per il Covid forse oggi giocherei col Leicester. Era tutto fatto, ma avevo 17 anni. Con le nuove regole non potevo firmare da minorenne. Rimasi lì quasi due mesi appeso al nulla, poi tornai in Italia, a Fidenza, a trovare i miei nonni. Sarei dovuto tornare in Australia due settimane dopo, ma non volevo restare a casa con le mani in mano, a fare niente, così mio padre chiamò il Parma per chiedergli se potessi allenarmi con loro per qualche giorno…”.
“In realtà sì, ma credo anche nel lavoro e nei sacrifici. Certo, se non fossi tornato a Fidenza magari oggi non sarei qui”.
“Gigi Buffon. È stato come un padre. Mi parlava di Bonucci, Barzagli e Chiellini e mi diceva come muovermi, che video guardare, cose così. Provavo a imitarli. Si era anche allenato con mio padre, anni prima”.
E del rigore di Totti con l’Australia che le ha raccontato?
“Gli ho sempre detto che nel calcio di oggi non avrebbero mai fischiato quel contatto, tra Grosso e Neil. Ovviamente, l’abbiamo sempre buttata sul ridere. Ecco, lui mi ha sempre detto di scegliere l’Australia. ‘Se ti senti australiano è giusto che giochi lì’, diceva. Devo molto a Parma, sto da Dio. Ho sempre sentito la fiducia di tutti”.
Cuesta è una grande persona e un grande allenatore, farà parecchia strada. Quest’anno ci siamo salvati a testa alta
Dopo l’infortunio del 2024 – rottura del legamento crociato – ha pensato che non sarebbe più tornato quello di prima?
“Quando ti capita un problema simile hai mille pensieri, ma non ho mollato. Non ho mai pensato di smettere e di lasciar perdere. A 21 anni non puoi permettertelo. Mi sono messo sotto per tornare più forte e ci sono riuscito”.
Anche grazie a Carlos Cuesta, che l’ha sempre schierata titolare: 31 partite. A proposito: che libro le ha regalato?
“Parla di un diamante. L’ha legato a me e al mio percorso, è una cosa privata che mi ha colpito. Il mister è una grande persona e un grande allenatore, farà parecchia strada. Quest’anno ci siamo salvati a testa alta”.
Ora il Mondiale: prospettive?
“Vogliamo giocarcela. Può succedere di tutto. La nostra forza è che siamo un gruppo di ragazzi in cui si intrecciano storie e culture da tutto il mondo. Circa il 50% dei giocatori della rosa sono nati fuori dall’Australia”.
Anche l’ultimo arrivato parla italiano: Christian Volpato, nato vicino Sydney, nove partite con l’U21 azzurra.
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“Forte vero, lui. Nel 2022, nell’unica gara giocata con l’U20, eravamo in camera insieme. Oggi siamo al Mondiale…”.
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