Tre anni senza Gianluca Vialli: il ricordo della Cremonese, la celebrazione e la lezione di vita per tutti

Il 5 gennaio 2023 il campione cremonese morì all’età di 58 anni a Londra dopo aver combattuto contro un tumore al pancreas. Ma nella sua città natale è più presente che mai. Tra gesti, luoghi e lezioni di vita per i più giovani
Tre anni fa, il 5 gennaio 2023, moriva Gianluca Vialli. Un campione in campo ma anche fuori dal campo, dove ha dato una lezione di forza e di vita a tutti, fino alla fine. E per Cremona il 5 gennaio, ormai, non è più un giorno come tanti: è la data che segna il distacco (solo terreno) da una delle figure più simboliche della città. Più conosciute. E più amate. I primi calci al pallone Vialli li ha tirati all’oratorio di Cristo Re, poi a Grumello e a Pizzighettone. Poi, nel 1981 l’esordio di Vialli con la maglia della Cremonese, contro il Parma. E proprio la foto di «StradiVialli» (neologismo molto usato a Cremona crasi tra le parole Stradivari e Vialli) con la maglia grigiorossa è stato il risveglio social dei cremonesi e non solo. La sua Cremo, infatti, ha ricordato il campione su Instagram. Una parola e tre emoticon come didascalia: «Luca» con il simbolo dell’infinito e due cuori, uno grigio e uno rosso. Insomma, tutto in uno scatto, che è diventato ben presto virale. Anzi, che in fondo lo è sempre stato. Oggi più che mai.
Vialli è morto a 58 anni a Londra, al Royal Marsden Hospital dopo aver combattuto, con forza e coraggio, contro tumore al pancreas, che gli venne diagnosticato nel 2017. «Un maglione sotto la camicia per nascondere la malattia» disse Gianluca nella celebre intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo al Corriere. Cremona lo commemora con una celebrazione nel pomeriggio del 5 gennaio, a cui è attesa la famiglia, ma in realtà Gianluca è sempre presente. Nel murales a lui dedicato proprio dove ha tirato il primo calcio al pallone, allo stadio Zini (dove è andato a vedere in tribuna la sua Cremo), ma anche nelle maglie autografate e appese nei negozi e nei locali. Tra i giovani, che ancora oggi lo celebrano come emblema del calcio cremonese, della voglia di vivere e del coraggio che ha lasciato come segno tangibile. Disse Vialli, raccontandosi ad Alessandro Cattelan in «Una semplice domanda», in onda su Netflix: «Sono convinto che i nostri figli seguano il nostro esempio più che le nostre parole. Ho meno tempo di essere da esempio, adesso che so che non morirò di vecchiaia. Ogni mio comportamento mi porta a ragionare così. In questo senso cerco di essere un esempio positivo: cerco di insegnare loro che la felicità dipende dalla prospettiva con cui guardi la vita, che non ti devi dare delle arie, ascoltare di più e parlare di meno. Ridere spesso, aiutare gli altri. Questo è il segreto della felicità».
Gianluca Vialli, ex calciatore, campione e simbolo di Sampdoria, Juventus, Chelsea e della Nazionale italiana. Da alcuni anni era in cura per un tumore al pancreas (qui l’intervista al Corriere in cui ne parlò per la prima volta). Il 14 dicembre scorso aveva annunciato il ritiro dalla Nazionale guidata dall’amico e «gemello del gol» Roberto Mancini, in cui ricopriva l’incarico di capo della delegazione.
Tra i migliori centravanti degli anni 8 e 90, Vialli è uno dei calciatori che hanno vinto tutte e tre le principali competizioni Uefa.
Viveva nel Regno Unito dal 1996 quando diventò player manager del Chelsea subentrando a Rud Gullit e a Londra aveva formato la sua famiglia. Lascia la moglie Cathryn White Cooper e due figlie, Olivia e Sofia (Ap)
(di Elisa Messina)” src=”https://dimages2.corriereobjects.it/uploads/2024/01/23/65aff38180f5e.jpeg”>
5 gennaio 2026
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