Valentino è morto: lo stilista aveva 93 anni. Addio all’«ultimo imperatore» della moda

Il grande stilista Valentino Garavani, creatore dell’omonimo marchio, è scomparso a Roma: aveva 93 anni. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio, a Roma
Ludovico Clemente Garavani, noto semplicemente come Valentino, è morto all’età di 93 anni. Lo stilista, creatore dell’omonimo marchio, è scomparso a Roma, nella sua casa. L’annuncio è stato dato dalla Fondazione Valentino Garavani e da Giancarlo Giammetti, socio co-fondatore della maison ed ex compagno dello stilista. La camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23 a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11:00 alle 18:00. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio, alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica 8 a Roma.
Si considerava un uomo fortunato: dalla vita aveva avuto tutto, amore, successo e denaro. «Questa era la mia passione: creare abiti, per tutto il resto sono un disastro!», diceva spesso, con quella miscela di ironia e lucidità che lo ha sempre contraddistinto. Anche se dal 2007 aveva dato il suo sofferto addio alla moda, Valentino Garavani, The Last Emperor, non aveva mai davvero abbandonato la scena.
Continuava a disegnare abiti speciali per le amiche e per eventi artistici. Prendeva carta e matita e, nel giro di pochissimo tempo, ecco prendere corpo preziosi vestiti, come quelli creati nel 2012 per il New York City Ballet, per il quale realizzò 25 costumi da sogno. Una delle sue ultime uscite pubbliche risale al 2019 a Roma, al Teatro dell’Opera, per la Traviata firmata da Sofia Coppola. Per lei aveva creato gli abiti di scena, operazione di cui era molto orgoglioso. Lì sul palco, emozionato e felice per gli applausi, sempre elegantissimo e perfettamente abbronzato, non era però riuscito a nascondere i segni evidenti della malattia che lo aveva colpito. Poi qualche breve apparizione sino al ritiro dividendosi fra la sua bella residenza di Gstaad e quella di Roma.
L’addio
Oggi Valentino Clemente Ludovico Garavani, nato a Voghera l’11 maggio 1932, si è spento, nella sua casa nella capitale, all’età di 93 anni. A darne notizia la Fondazione a lui intitolata che è stato l’ultimo grande gesto perché la sua storia non andasse perduta. Al suo fianco fino all’ultimo, senza mai abbandonarlo, Giancarlo Giammetti: socio, braccio destro e compagno di vita agli inizi di una carriera professionale durata oltre 45 anni, quasi interamente vissuti sulle passerelle parigine.
Gli esordi e l’incontro con Giammetti
Fin da giovanissimo Valentino aveva capito che la moda sarebbe stata la sua vita. All’inizio degli anni Cinquanta lasciò Voghera per Parigi, dove studiò e iniziò a collaborare con le grandi maison dell’Haute Couture, lavorando accanto a Jean Dessès e Guy Laroche.
Tornato in Italia, grazie al padre riuscì ad aprire il suo primo atelier in via Condotti, ma fu l’incontro con Giammetti, allora studente di architettura, a far decollare definitivamente l’avventura. Valentino si occupava della parte creativa, Giammetti del business e della comunicazione, ruolo che negli anni ha condiviso con Daniela Giardina, figura storica della maison.
«Io so cosa vogliono le donne»
La consacrazione arrivò nel 1962, con la celebre sfilata a Palazzo Pitti: il consenso della stampa italiana e internazionale fu unanime. Geniale, raffinato, amante della bellezza e ossessionato dalla perfezione, Valentino ha scritto uno dei capitoli più importanti della storia della moda. «Sono un grande lavoratore, un creatore di moda», rivendicava con orgoglio. E ancora: «Ho realizzato il sogno della mia vita: creare abiti femminili. Io so cosa vogliono le donne». Alla domanda su cosa desiderassero davvero, la risposta era sempre la stessa: «Vogliono essere belle».
I suoi abiti, eleganti e senza tempo, «davano potere alle donne». Non amava definire l’eleganza, ma una volta disse: «L’eleganza è l’equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa». Molto credente, prima di ogni sfilata, dietro le quinte, dopo aver controllato che tutto fosse perfetto, recitava una preghiera come rito scaramantico.
Il rosso Valentino
Iconico il suo rosso Valentino, colore mescolato con un tocco di arancione, di cui si innamorò durante un viaggio in Spagna. «Quando si vede una donna vestita di rosso si prova un grande sollievo», spiegava. «Il rosso è un colore che abbellisce moltissimo». Un successo confermato anche dai numeri: otto attrici hanno ritirato un Oscar indossando un suo abito. Fu anche tra i primi a comprendere l’importanza dell’identità visiva: la celebre “V” in metallo, lanciata nel 1968 con la storica collezione bianca, divenne un marchio di raffinatezza.
Le star
Il mondo di Valentino brillava non solo per gli abiti, ma per le donne che li indossavano e che con lui condividevano viaggi, feste ed eventi: Jackie Kennedy, Liz Taylor, Sophia Loren, Sharon Stone, Rania di Giordania, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow, Anne Hathaway. Tutto questo universo è raccontato nel documentario del 2008, The Last Emperor, di Matt Tyrnauer, dove non mancano i celebri litigi – rigorosamente in francese – tra Valentino e Giammetti, seguiti da rapide riappacificazioni.
Valentino era spesso ritratto circondato dalla sua corte di carlini, cani amatissimi, insieme alle sue grandi passioni: la moda, il giardinaggio, le feste con il jet-set e le sue case, sontuose e scenografiche. A Roma viveva in una villa sull’Appia Antica, a Londra in un appartamento con opere di Picasso, a New York su Park Avenue, a Gstaad in uno chalet. Ma il luogo simbolo restava il castello di Wideville, alle porte di Parigi, una dimora del Seicento fatta costruire da Luigi XIV per Louise de La Vallière.
La famiglia allargata
Amava una vita ricca di fasti, si circondava di cose belle e aveva creato attorno a sé una vera famiglia allargata: oltre a Giammetti, l’ex modello americano Bruce Hoeksema e il brasiliano Carlos “Cacà” Souza, conosciuto a Rio nel ’73, con la moglie Charlene Shorto de Ganay.
Dei figli di Souza, Anthony e Sean, Valentino e Giammetti erano padrini.
Il destino del marchio
Prima dell’addio alla moda aveva venduto, nel 1998, il marchio alla Hdp Holding di Maurizio Romiti; nel 2002 la griffe era passata al gruppo Marzotto, fino ad approdare alla finanziaria del lusso di Sheika Mozah, moglie dell’emiro del Qatar. Dopo di lui, a raccoglierne l’eredità creativa Alessandra Facchinetti, poi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli e ora Alessandro Michele.
Lucido fino alla fine, Valentino guardava il presente senza sconti: «Oggi chi ha denaro non sempre ha classe e memoria». E sul futuro diceva, con il suo inconfondibile spirito teatrale: «Dopo di me, il diluvio». Valentino Garavani non ha solo creato abiti: ha costruito un’idea eterna di bellezza. E quella, davvero, non passa mai di moda.
19 gennaio 2026 ( modifica il 19 gennaio 2026 | 18:52)
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