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Khaby Lame vende il suo volto, cosa c’è dietro l’accordo: benvenuti nel mercato dei cloni artificiali

Khaby Lame ha venduto la sua società, Step Distinctive Limited, in un’operazione da 975 milioni di dollari. L’accordo affida per 36 mesi i diritti globali sul brand alla holding di Hong Kong Rich Sparkle. L’obiettivo è monetizzare i 160 milioni di follower attraverso e-commerce, livestreaming e un clone digitale del creator. Un gemello creato con l’IA che riproduce fedelmente voce, volto, espressioni. Khaby Lame non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, la mossa, però, non stupisce. Il mercato dei cloni digitali, in particolare nel mondo dell’influencer economy, sta crescendo rapidamente, sospinto dalla promessa di una presenza costante, instancabile e replicabile all’infinito. 

Le Big Tech tanno già testando strumenti che consentono di generare gemelli digitali e avatar realistici partendo da semplici prompt testuali, immagini o campioni audio. Tra questi, Veo 2 di Google, AI Studio di Meta, e startup come Synthesia o HeyGen. Ci sono anche piccole aziende e digital coach che promettono di creare la copia artificiale di chiunque, capace di “lavorare al tuo posto 24 ore su 24, sette giorni su sette”. Per capire meglio come funziona questo mercato abbiamo parlato con un programmatore che lavora nel settore dei cloni digitali e siamo entrati negli outlet digitali che creano influencer virtuali.

L’avatar che lavora al posto tuo

Gli slogan delle start up per cloni digitali battono tutti sullo stesso concetto. Smetti di lavorare, guadagna grazie al tuo clone artificiale. I prezzi variano, ci sono offerte a tempo che vanno dai 100 ai 200 euro ma i prezzi in realtà possono salire fino ai 1000 – 2000 euro. L’alternativa è creare il tuo gemello digitale su siti IA pagando un semplice abbonamento. “Il grande vantaggio di questo mercato è che il tuo gemello digitale puoi usarlo come vuoi, per le pubblicità per fare l’influencer al tuo posto, ci sono tanti creator che decidono di clonare loro stessi per non registrare più contenuti”, ha spiegato a Fanpage.it un programmatore di cloni digitali. Resta da vedere se ai follower questa versione artificiale convincerà o meno.

Crea con l’IA una vita alternativa insieme a Joe Keery: l’inquietante storia di Kaylee

Online abbiamo persino trovato programmi per “clonare i dipendenti“. Sul sito scrivono: “Puoi creare una copia dei tuoi esperti o del Ceo da proiettare durante le videoconferenze o incontri di lavoro”. Altri siti più generalisti promettono di creare gemelli digitali per foto e video perfetti da caricare sui propri social. 

I siti per creare cloni AI

I cloni digitali e il mercato erotico

Questi cloni hanno già conquistato il mercato del porno, che, come la storia insegna, è da sempre un terreno fertile per la sperimentazione. Le attrici porno hanno già “clonato” sé stesse, e diverse sex worker hanno creato una loro versione artificiale. Le ragazze virtuali non sono una novità, i bot che rispondevano sulle chat porno esistevano già negli anni ‘10 del 2000. Eppure ora grazie all’intelligenza artificiale si stanno trasformando: da esperimenti maldestri a un business remunerativo.

E infatti stanno nascendo nuovi servizi e startup per creare cloni digitali da lanciare sul mercato erotico, tra queste OhChat, che crea repliche digitali di personaggi famosi. I clienti possono interagire con le modelle via chat, “vivere sogni senza censure” e ricevere immagini erotiche. Secondo Nic Young, Ceo della start up, in futuro ogni creator o celebrità avrà un suo gemello digitale. Una possibilità per generare un reddito passivo grazie ai cloni virtuali, spiega.

I servizi per creare i cloni dei dipendenti di un’azienda

La creazione dell’influencer perfetto

Il mercato degli avatar artificiali in realtà non è una novità, già nel 2018 Balmain aveva lanciato una campagna di modelle virtuali, c’era poi stata Imma, l’influencer giapponese volto di Porsche, Ikea, Dior, Puma, Nike, Valentino, Amazon, Calvin Klein, Valentino. Negli ultimi mesi, invece, abbiamo visto spuntare sui social nuove modelle IA. Tra queste, Aitana, la virtual influencer che guadagna fino a 10.000 dollari al mese, Emily Pellegrini, la modella creata con l’IA che ha conquistato calciatori e miliardari inconsapevoli e Rebecca Galani. 

In questi casi si tratta non di cloni ma di influencer creati da zero. Sui siti che abbiamo consultato c’è anche questa possibilità: generare un “creator ottimizzato“che segua un profilo social al tuo posto o promuova un’azienda. “L’intelligenza artificiale mappa il movimento del tuo video sulla foto del tuo personaggio, creando un trasferimento di movimento realistico in pochi minuti”, spiega una delle start up. Per scegliere i tratti basta selezionare una serie di caratteristiche e l’IA fa generare in pochi passaggi un volto che non esiste.

Le modelle virtuali potrebbero ridurre i prezzi di mercato e dare una spinta alle piccole imprese che non possono permettersi grandi campagne pubblicitarie. D’altro canto, inevitabilmente, faticheranno i piccoli influencer e modelli che si affidavano ad agenzie minori per guadagnare ed emergere.

Aitana, modella creata con l’IA

La guerra dell’attenzione

Con l’arrivo degli influencer virtuali la competizione per l’attenzione diventerà ancora più serrata. Oltre agli stessi creator che sfruttano la tecnologia per amplificare la produzione di contenuti, emergeranno “influnecer opportunistici”: personaggi sintetici creati da zero, senza alcun legame con persone reali, ma ottimizzati per generare visualizzazioni e engagement con il minimo sforzo umano. Non solo, questi avatar potrebbero inondare gli algoritmi delle piattaforme, producendo contenuti più velocemente e in quantità maggiori di quanto un essere umano possa fare, rendendo difficile per i creator umani farsi notare.

Una delle grandi incognite rimane la reazione del pubblico. Anche se gli avatar sintetici sono programmati nel catturare clic e visualizzazioni, molti analisti sottolineano che autenticità, empatia e connessione umana – i fattori che hanno reso famosi i creator reali – rimangono difficili da replicare artificialmente.

Allo stesso tempo, gli utenti non sembrano del tutto restii ai contenuti generati dall’IA: video e post sintetici spesso raggiungono numeri di engagement elevati, suggerendo che per molti spettatori la questione di quanto sia “reale” ciò che guardano potrebbe non essere centrale. O forse, semplicemente, con gli sviluppi dei software è sempre più difficile riconoscere una versione IA. Il rischio è che tra cloni artificiali e modelle virtuali la creator economy diventi una gigantesca arena digitale in cui il più veloce e più algoritmico vince – con o senza un volto vero dietro lo schermo.

Come creare un clone artificiale

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