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Sinner, i nuovi allenamenti da spartano per vincere le maratone del tennis. Anche Djokovic svoltò così

Nel deserto californiano Jannik lavora a torso nudo anche nei momenti più caldi della giornata: non ha mai vinto un match più lungo di 4 ore, e vuole colmare anche questo gap

Luigi Ansaloni

8 marzo – 07:34 – MILANO

Torso nudo sotto il sole del deserto californiano nelle ore più calde, ritmi altissimi, allenamenti prolungati e intensi. Troppo presto per capire se questo tipo di preparazione scelta da Jannik Sinner e il suo team, pagherà nei momenti veramente importanti, ma certo è che la partita di debutto a India Wells contro Dalibor Svrcina non poteva essere un test troppo attendibile per le condizioni fisiche del numero due del mondo. Eppure, qualche indicazione, molto positiva, è arrivata. Il quattro volte vincitore slam è sembrato muoversi meglio, colpire meglio dalla linea di fondo, perfettamente centrato, con un perfetto timing sulla palla sia di dritto sia di rovescio, molto bene anche negli spostamenti laterali e in quelli in avanti, verso la rete, come hanno dimostrato i numeri. 

I progressi

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Quella di allenarsi sotto il sole è stata una scelta mirata non solo per adattarsi a condizioni climatiche che possono risultare decisive nei momenti chiave, ma anche per abituarsi alla fatica in senso stretto. Capiamoci, non è che prima Jannik non si allenasse, anzi, ma sotto il sole della California Sinner ha fatto capire che adora quella “sofferenza” che solo un certo tipo di preparazione può dare. “Sono molto contento di come mi sento in campo e ovviamente vogliamo arrivare il più lontano possibile nel torneo. Mi piace il modo in cui stiamo affrontando gli allenamenti e le partite. È qualcosa a cui tengo molto. Mi sento bene, sento di essere competitivo, ho lavorato molto in campo e anche in palestra per raggiungere il livello che voglio, mi sento calmo e rilassato, è un buon momento dal punto di vista mentale”, ha detto l’azzurro a fine partita. Un lavoro quasi estremo che appaga Sinner anche spiritualmente. 

Pronto per la lotta

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L’obiettivo è chiaro. Sinner vuole trasformarsi nel fisico in una sorta di guerriero spartano e prepararsi alla lotta. Non vuole più ripetere quello che è successo al Roland Garros dello scorso anno o nei recenti Australian Open, ad esempio, e superare quel limite fino a ora invalicabile delle quattro ore di gioco, tempo oltre il quale non ha mai vinto una partita. Non vuole più sentirsi senza forza, senza energia, Jannik, e non vuole sentire più la fatica del quinto set, vuole che i suoi colpi escano forti e pericolosi anche dopo cinque ore. 

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Come Djokovic

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Anche qui, viene in soccorso il paragone con Novak Djokovic. Fino alla trasformazione in RoboNole, avvenuta nel 2011 a 24 anni (la stessa ora di Sinner), il serbo aveva delle grosse difficoltà a reggere la fatica e le battaglie oltre un certo tempo. Nel suo caso si scoprì che era più un problema alimentare che di allenamento, ma Djokovic iniziò comunque a preparare il suo corpo il maniera maniacale, capendo che solo essendo al massimo da quel punto di vista poteva avere una possibilità contro Rafael Nadal e Roger Federer. Come è andata, lo abbiamo visto tutti. La stessa cosa, per contrastare l’attuale Alcaraz, sta facendo Sinner.

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