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Spalletti: “Dopo 6 mesi ancora non so cos’è la mia Juve. Nazionale? Un U19 titolare in ogni squadra di A”

Il tecnico bianconero parla dopo il successo sul Genoa, che riporta i suoi a -1 dal quarto posto che vale la qualificazione alla prossima Champions League, poi dà la sua ricetta per la rifondazione del calcio italiano

Giornalista

6 aprile 2026 (modifica alle 21:51) – MILANO

“Trecento vittorie in A? Vuol dire che son bello vecchio…”. Luciano Spalletti inizia col sorriso l’analisi della vittoria per 2-0 della sua Juve sul Genoa, che lo ha riportato a -1 dal Como quarto. Poi, però, non risparmia critiche ai suoi per la gestione della partita, che ha visto a un primo tempo dominante seguire una ripresa sottotono. “Non c’è stata nessuna stanchezza, perché ieri e l’altro ieri non ci siamo allenati, si son portati in campo a camminare – spiega a Sky -. Il problema è che ogni tanto si accetta di essere la versione inferiore di noi stessi: dopo 6-7 mesi ancora non sono certo di quello con cui ho a che fare. Non è possibile passare da un primo tempo come quello di stasera a un secondo tempo in questa maniera. Nessuno ha sistemato la situazione e ha dato ordine al gioco. Se poi capita l’episodio, se il Genoa segna il calcio di rigore, diventa difficile portarla a casa. Il dubbio è: che cosa saremo domani? Non si riesce a dare una sostanza, una continuità”.

spalletti sugli infortuni di vlahovic e perin

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A contribuire al malumore dell’allenatore juventino pure i risentimenti al polpaccio accusati da Vlahovic e Perin. “C’è preoccupazione perché hanno sentito un indurimento muscolare e bisogna fare le analisi per vedere quanto tempo ci vorrà”, chiarisce, prima di tornare a sorridere commentando la prestazione di Francisco Conceiçao. “Lui come Salah? L’accostamento è corretto – si sbilancia il tecnico di Certaldo -: è un ragazzino giovane, ha ancora conoscenze da fare, deve convincersi che può giocare un po’ dentro il campo e avere l’uomo alle spalle non gli deve creare ansia. Se riceve sull’esterno e ti guarda, però, diventa immarcabile. Deve migliorare sotto l’aspetto della qualità del tiro in porta, perché Salah è di livello toppissimo, ma Conceiçao ha questa intensità e ferocia nel fare l’uno contro uno che è veramente difficile tenerlo”. Belle parole anche quelle che il tecnico della Juve rivolge a Michele Di Gregorio, tornato protagonista, con il rigore parato a Martin, dopo un’esclusione durata 43 giorni. “Ci voleva una roba forte, di livello e doveva nascere da lui, ma in allenamento ultimamente l’avevo visto molto presente – racconta -. Lui ci aveva messo qualcosa di suo perché gli venisse sfilata la maglia e ci ha messo qualcosa di suo per riprendersi la maglia. E naturalmente gli ho fatto i complimenti”.

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spalletti e il futuro della nazionale

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In questo saliscendi di emozioni, Spalletti torna torvo ripensando alla terza mancata partecipazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali. “Io l’ho vissuta malissimo – chiude pensando a Bosnia-Italia -. Giuro che quando è finita la partita mi sono immaginato di essere Gattuso, cui è andato il mio primo pensiero perché è una persona perbene, un uomo di sentimento, e ho detto: “se fossi stato ancora lì e fosse successo a me in quella temperatura, in quello stadio, io veramente non so come avrei potuto reagire. Io l’ho subita tanto quella cosa dell’esonero, che mi ha praticamente creato una non reazione, non ce la facevo lì per lì a parlare di calcio, mi son quasi nascosto dal dispiacere. Certo, se Kean fa il 2-0, di cosa si va a parlare? In questi sbalzi di opinione bisognerebbe avere un po’ più di equilibrio e considerare che questi ragazzi dentro a quel contesto subiscono la pesantezza della situazione”. Spalletti, infine, lancia pure la sua personale proposta per rilanciare i talenti italiani. “Se si facesse giocare un under 19 fisso in A – ipotizza -, noi come Juventus siamo costretti ad averne 4 a disposizione e io andrei a informarmi su quelli di 2 anni prima, perché l’anno successivo ho bisogno di altri 3-4 diversi. Quattro per ogni squadra sono tanti, ci sta che ne venga fuori uno”.

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