Chivu: “Thuram rida pure col fratello, ma sia più egoista. Spalletti? Anche io avrei preferito non parlare”

Il tecnico nerazzurro prima della super sfida con la Juve: “Barella e Calha ci saranno”. E poi elogia Federica Brignone: “Un esempio per i giovani calciatori e per i bambini”
Giornalista
13 febbraio 2026 (modifica alle 23:23) – MILANO
Cristian Chivu avrà un sussulto nel cuore: domani ritrova Luciano Spalletti, papà romano per 78 partite, e incrocia contemporaneamente l’arcinemica Juventus, andata di traverso all’andata alla sua Inter. Il derby di Italia non annoia nessuno al mondo, figurarsi lui, che siede da capolista sulla panchina nerazzurra e porta questo vissuto dentro al big match. Eppure, quella sfida dell’andata ha cambiato il destino dello stesso tecnico romeno: se le pareti dello Stadium potessero parlare, racconterebbero della sua ira funesta post-partita, balsamica per la stagione, necessaria per svegliare la squadra e farla volare fino a questa fuga in classifica. In fondo, la rinascita è partita da lì, come ammesso indirettamente dallo stesso Chivu nella conferenza di vigilia ad Appiano: “All’Inter non hai tempo di pensare a niente, in quel momento dovevamo iniziare a fare una striscia positiva perché venivamo da due sconfitte di fila in campionato: è merito di questi ragazzi che hanno capito al volo cosa chiedevamo come staff e hanno tirato fuori un po’ di orgoglio”. E poi sullo specifico di una partita di così alta nobiltà: “Non ho mai sentito il peso della rivalità, ho considerato sempre le partite contro Juve o Milan come fossero, con tutto il rispetto, quella con l’Ascoli: ho sempre cercato di dare il meglio a prescindere, anche se capisci che per i tifosi è speciali. L’unica differenza è che, forse, una sfida così ti dà più stimoli e motivazioni, ma la chiave è mettere sempre la stessa forza contro chiunque. Ricordiamoci, comunque, che è una partita globale e non solo nazionale: importante sarà l’approccio, soprattutto contro una squadra dominante, ibrida, che ha gambe e verticalità e ha più modi per fare del male già dal calcio di inizio. Per il resto, non devono subentrare atteggiamenti di presunzione: devi sempre domare la tua mente e gestire l’emozione. Ma il campionato è ancora lungo e un risultato o un altro non farà tanto la differenza se non a livello morale o psicologico”. Sulla formazione, invece, il solito pallone calciato in tribuna, ancora di più visto che due titolarissimi sono appena rientrati in gruppo e restano in dubbio per domani: ”Barella e Calha si allenano da martedì, non hanno avuto problemi da quel momento e sono a disposizione”, ha detto in maniera laconica.
ALLIEVO E MAESTRO
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Chivu ha riempito di elogi il vecchio maestro, del resto la stima per Spalletti non nasce certo in questo campionato: “Loro sono migliorati con l’arrivo di Luciano, che ha dato una identità in poco tempo: si vedono le idee del tecnico, si vedono giocatori cresciuti che mettono in difficoltà chiunque. Spalletti era già bravo nella mia epoca da calciatore e lo è tuttora, anzi è perfino migliorato: ho sempre passato del tempo insieme a lui a discutere di calcio, ci siamo sentiti spesso in questi anni. Tutti dovremmo prenderlo come esempio e modello da seguire”. Il caso vuole, però, che il collega bianconero abbia scelto di non parlare in questa vigilia del derby di Italia e la cosa non ha sconvolto troppo Chivu: “Anche io avrei voluto far parlare oggi Lautaro al posto mio, così pareggiavamo un po’ la scelta della Juve di mandare in conferenza Locatelli… Per un allenatore venire a parlare ogni tre giorni è difficile, la decisione juventina l’avrei condivisa anche io volentieri…”.
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COME LA BRIGNONE
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Lo sportivo e tedoforo olimpico Chivu sta seguendo con enorme attenzione i Giochi di Milano-Cortina, da appassionato ed esteta della competizione, ed è rimasto sbalordito da una magnifica impresa azzurra: “Federica Brignone è un esempio non solo per i giovani calciatori, ma per tutti i bambini che devono avere dei modelli: storie come questa commuovono per davvero. A volte si giudica lo sport solo in base ai risultati, ma questo è giusto fino a un certo punto. Questa storia è emblematica perché non ci credeva nessuno se non lei… Mi sarebbe piaciuto vedere anche Lindsey Vonn finire la discesa in quelle condizioni perché anche lei resta un esempio”. In questo fervente spirito olimpico, per Chivu c’è ancora meno voglia del solito di fare polemica, si parli di arbitri o del caso dei sorrisini tra i fratellini Thuram che tanto, troppo, hanno fatto discutere all’andata: “Io sogno di vedere un allenatore che, quando ha un episodio a suo favore, lo ammette e chiede scusa, e invece tutti si lamentano solo quando subiscono qualcosa – ha punto il romeno -. Il problema del calcio italiano non sono gli arbitri, se gli azzurri non si qualificano da due edizione di fila al Mondiale non è colpa degli arbitri. Non temo i fischietti e non vedo fantasmi, guardo solo quello che fanno i miei: sono stato scelto per trovare soluzioni e non per lamentarmi. A Marcus, invece, dirò di ridere ancora col fratellino perché gli vuole bene: non si può pensare che faccia finta di niente per la rivalità in campo, e poi io lo preferisco così… Semmai gli chiedo di essere più egoista sotto porta perché è un altruista con la A maiuscola e pensa troppo agli altri. Mi metto nei panni di Lilian, uno dei più grandi difensori del mondo, anche quella dei suoi ragazzi è una storia bellissima”.
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