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Papere, emozioni, rosso inventato, 5 gol e Zielinski al 90′: l’Inter batte una bella Juve, è a +8 sul Milan

A San Siro si gioca il derby d’Italia numero 186: i nerazzurri vogliono consolidare la propria leadership, i bianconeri devono rimanere in zona Champions

Fidanzate e fidanzati d’Italia a tinte nerazzurre, siate comprensivi: chi ha saltato la cena di San Valentino per vedersi un Inter-Juve di questo livello non ha fatto una scelta sbagliata. La banda Chivu vince 3-2 al novantesimo, sfata il tabù dei big match e ringrazia altri due santi da Paesi diversi, Pio da Castellammare e Piotr da Zabkowice, Polonia, capaci di andarsi a prendere il derby d’Italia con le unghie e con i denti infilando le due reti decisive nell’ultimo quarto d’ora.

INTER IMBATTUTA Ne è uscita una sfida con cinque gol (3-2) – il secondo incasso più alto della storia della Serie A -, un doppio palo da brividi e un’espulsione inesistente di cui si parlerà fino a fine campionato (Kalulu al 42’). A segno Cambiaso, Pio, Locatelli e Zielinski: l’azzurro ha confezionato l’autorete sfortunata e il gol del’1-1. Esposito ha fatto un regalo alla sua innamorata a un quarto d’ora dalla fine, Locatelli ha sgraffignato la rosa dal gambo lungo e Zielinski, col sinistro, se l’è ripresa. L’Inter, imbattuta da 13 partite in Serie A, sfata il tabù degli scontri diretti: non batteva la Juventus dal 4 febbraio 2024. Chivu allunga a +8 sul Milan e a +11 sul Napoli (momentanei). Spalletti, invece, racimola un altro pareggio dopo quello con la Lazio. Domani la sua vecchia e amata Roma può scalzarlo dal quarto posto. San Valentino sa essere beffardo.

L’EPISODIO: KALULU ESPULSO Prima dei gol, l’episodio clou. Il doppio giallo sventolato sul volto incredulo di Kalulu. Il fatto: al 42’ Miretti riceve palla a centrocampo e smista sulla destra per il francese. La sfera è un filo corta, Bastoni lo anticipa e Pierre va per allungare il braccio. L’azzurro cade a terra – anzi, vola – e l’arbitro La Penna non ha dubbi: secondo giallo. Kalulu si sgola e urla “no, no” almeno quattro o cinque volte, mimando con le mani anche la Var (che non può intervenire). Più che un tocco, è una carezza. Kalulu lo sfiora, Bastoni – tra l’altro ammonito dopo 9’ – accentua la caduta in modo plateale. Una furbata, la sua.

CAMBIASO E LUIS, TUTTO LORO Il più classico degli “oggi a me, domani a te”, ma più sbrigativo. Il vantaggio dell’Inter e il pari della Juve si somigliano, basta invertire i protagonisti. I nerazzurri passano al 17’ grazie a un’autorete di Cambiaso favorita da un cross di Luis Henrique. Male Di Gregorio qui, reo di aver mostrato poca reattività e di aver fatto arrabbiare Spalletti, duro dalla panchina: “Ci dovevi andare con l’altro piede”, gli ha detto. Il pari porta la firma di Cambiaso, bravo a redimersi a scapito di… Luis Henrique. Ai punti il brasiliano ha colpe maggiori: l’autogol dell’azzurro è sfortuna, il suo è una distrazione in marcatura. McKennie crossa, David la sfiora, Bisseck si sposta – altro errore, anche se forse ha temuto il rimpallo traditore – e Cambiaso segna dieci minuti dopo l’autorete, infilandosi alle spalle di Luis Henrique (26’).

CHE PARTITA: PIO, LOCA, ZIELO Il destino gli ha riservato la storia più bella: decidere il derby d’Italia con un colpo di testa dei suoi sotto la curva nord a San Valentino. Pio Esposito, entrato al 66’, ha impiegato dieci minuti per segnare il suo quarto gol in Serie A. Un’incornata sul palo lontano imbeccato da Dimarco, al 12esimo assist in campionato. E invece ha dovuto attendere un po’ prima di liberarle l’urlo: Locatelli, servito da McKennie, ha gelato San Siro andandosi a prendere il 2-2 a sette minuti dalla fine. Destro all’angolino. Non è finita, però, perché all’appello manca Zielinski, rigenerato da Chivu dopo un’annata tribolata tra infortuni e panchine. Imbeccato da Bisseck, il polacco ha infilato Di Gregorio col sinistro sotto la nord per il 3-2 (91’).

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LA CHIAVE: QUANTO SEGNA L’INTER Occasioni ce ne sono state. A livello qualitativo e di costruzione, l’Inter è riuscita a creare di palle gol di livello: la prima alla mezz’ora, col tacco di Thuram a liberare Zielinski (scavetto salvato sulla linea da Bremer), poi il solito calcio piazzato velenoso. Ne è uscito un doppio palo di Bastoni da fiato sospeso, favorito da una deviazione miracolosa di Locatelli. In mezzo, un destro intriso di “garra” di Lautaro, finito fuori di poco. A questi si aggiungono le belle parate di Di Gregorio su Calhanoglu e Bisseck nella ripresa. Bene anche Sommer su Yildiz, sempre nel secondo tempo, anche se McKennie avrebbe potuto calciare al volo e non l’ha fatto. Alla fine, come speso accaduto all’Inter in questa stagione, la differenza l’hanno fatta i cambi: Pio ha cambiato la partita allungando la squadra. Una notte così se la ricorderà finché avrà vita. Come gli interisti. Sempre più da soli in testa alla classifica. Valeva la pena saltare la cena.

inter-juve, la partita

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A San Siro di gioca il derby d’Italia numero 186. Inter e Juve lottano per due obiettivi diversi: i nerazzurri sono in testa alla classifica, i bianconeri devono garantirsi il quarto posto per accedere alla prossima Champions League.

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