Come sarà l’elettronica nautica del futuro? Ecco cosa dice l’esperto

Se guardiamo lo stato attuale, potremmo dire che già oggi la tecnologia elettronica sia arrivata a un punto di evoluzione tale che ormai si ha una disponibilità di strumenti talmente diversificata da portare ad altissimi livelli la qualità della vita a bordo in ogni ambito e aumentare la sicurezza in navigazione, così come è in grado di potenziare in maniera sempre più realistica la visuale subacquea, a tutto vantaggio soprattutto dei pescatori.
Ora, è possibile che ci sia ancora altro da inventarsi? Non è che abbiamo già raggiunto il limite oltre il quale non c’è più nulla da creare?
Cerchiamo allora di fare il punto su quali sono le tendenze attuali e su cosa ci riserva il futuro dell’elettronica applicata alla nautica attraverso l’intervento di Carlo Brevini, Sales & Marketing Manager Marine di Garmin Italia, che qui interpelliamo non solo come esponente aziendale, bensì come esperto del mondo dell’elettronica nautica. Un personaggio che ha una visione globale, acquisita lavorando in una multinazionale operante oltre che nel settore marino, anche nei rami dello sport, dell’automotive, dell’aviazione e perfino in campo medicale. Ma focalizziamoci sulla nautica e partiamo dall’oggi.
Carlo, l’elettronica nella nautica oggi fa sì che a bordo lavorano quasi di più gli strumenti rispetto all’uomo. C’è ancora spazio per introdurre nuovi sistemi o l’evoluzione ormai è più orientata a perfezionare quelli già esistenti?
Sicuramente c’è ancora molto spazio per creare nuovi sistemi elettronici, ma non necessariamente lo sviluppo sarà in nuovi strumenti da installare in plancia, bensì sarà molto di più in quello che sta dietro.
Le aziende di elettronica, come la nostra, sono in grado portare grande evoluzione, grazie proprio alle tecnologie che possono rendere disponibili. Nel caso di Garmin parliamo di un’azienda piuttosto grande, che nello sviluppo delle tecnologie si avvantaggia pure di una presenza ramificata in diversi settori: con un fatturato globale di 7 miliardi di dollari seguiamo l’aeronautica, la Formula Uno, la MotoGP, l’automotive, che è uno dei mercati dove, per i suoi grandi volumi, c’è più studio e sviluppo, di conseguenza quello che di fruttuoso si riesce a raggiungere nei diversi settori merceologici, viene poi travasato nelle sfere più di nicchia come è appunto quella della nautica.
In pratica la tendenza è creare un “organismo vivente” interno che ragiona in maniera sempre più sofisticata e che usa l’attuale strumentazione in plancia per dialogare con l’utente?
Esattamente. Al giorno d’oggi il display è diventato il centro di controllo di tutta l’elettronica che sta fuori e dentro la barca. Siamo partiti con il chartplotter che dialogava soltanto con il Gps per indicarci una rotta che ci portasse dal punto A al punto B, ora siamo andati ben oltre: tramite il plotter, attraverso una rete di connessioni, possiamo gestire ogni sistema della barca, dai motori fino al frigorifero e alla più piccola luce in cabina.
L’evoluzione di oggi ci ha quindi portato verso un sistema più agile, ma soprattutto più intelligente per poter semplificare la vita a bordo in ogni sua sfumatura…
L’armatore non vive la barca 365 giorni all’anno, come invece fa con l’automobile, quindi in quei periodi limitati è importante che abbia il massimo feeling con le interfacce di utilizzo dell’imbarcazione. Deve cioè poter trarre il maggior benessere a bordo senza doversi leggere pagine e pagine di istruzioni per capire come può far funzionare tutta la tecnologia che ha a disposizione.
E gli strumenti di Garmin come concretizzano tutto questo?
Garmin è un’azienda relativamente giovane, è nata nel 1989. Ha iniziato con i display per la navigazione e oggi è arrivata allo sviluppo di sistemi di domotica, di connessione e di connettività altamente sofisticati e impensabili nei tempi addietro. Nello specifico della nautica, oggi Garmin copre tutti i settori dell’elettronica di bordo e ci è arrivata attraverso il raggiungimento di competenze e tecnologie, che passano non solo dallo sviluppo interno, ma anche dall’acquisizione di competenze esterne. Per esempio, attraverso l’acquisto del gruppo Empirbus oggi disponiamo di sistemi di domotica per la gestione integrata di tutti gli impianti, mentre per la cartografia sviluppiamo sia l’hardware come Garmin sia il software come Navionics, altra azienda acquisita qualche anno fa. Abbiamo poi la parte Entertainment, vale a dire Tv e diffusione audio attraverso i brand di nostra proprietà, che sono Clarion, Fusion e JL in un’offerta di prodotti che è in grado di soddisfare tutte le fasce di prezzo in base alla qualità che l’utente intende scegliere. Un’altra acquisizione è stata quella di Lumishore, l’anno scorso, per coprire il mondo dell’illuminotecnica con le luci subacquee. Insomma un’unica azienda che è in grado di offrire un pacchetto tecnologico completo per ogni livello di necessità e che oltretutto permette all’utente la comodità di avere un solo referente per tutti i brand.
Un mondo sempre più ramificato dunque. Ma prima di guardare al futuro, ci sono degli aspetti dell’elettronica che fanno più tendenza in quest’epoca?
La domotica, l’integrazione e la connettività. Tutto è partito dalla volontà di creare un sistema integrato a bordo, dove la gestione di ogni strumento converge in un solo monitor, anziché avere un display per ogni sistema o fare capo a indicatori analogici. Questo è stato possibile, grazie appunto alla domotica, all’integrazione e alla connettività, che oggi fanno si che l’armatore possa gestire la barca in remoto da casa e al tempo stesso possa gestire da bordo i suoi affari a terra. Oggi è molto difficile trovare una barca che non sia connessa o che non abbia Internet a bordo, anzi ormai siamo all’Internet veloce con accesso alla banda larga in qualsiasi parte del mondo.
E da questa connettività, nascono ulteriori strumenti e servizi aggiuntivi…
Certo. Per esempio, tramite il sistema onDeck, possiamo controllare l’imbarcazione da casa o dall’ufficio in città o in qualunque luogo siamo e in qualsiasi posto sia ormeggiata l’imbarcazione. Abbiamo anche traccia della posizione esatta della barca in quel momento e ricevere gli alert se viene spostata senza autorizzazione, come nei tentativi di furto. Possiamo accendere il frigo e l’aria condizionata prima di partire da casa per trovare già tutto pronto all’arrivo, e possiamo anche programmare l’accensione delle luci o della musica a orari prestabiliti, così da trovare anche l’ambientazione desiderata. Oltre a questo c’è tutta la diagnostica della barca: livello batterie, carburante, eventuali segnali di anomalia di qualche impianto ecc.
Nelle case è ormai comune il monitoraggio visivo attraverso le webcam. In barca?
Il secondo step evolutivo, infatti, permette un controllo più approfondito attraverso le telecamere. Fino a poco tempo fa era impossibile poter guardare all’interno della barca in remoto. Oggi, invece, anche le telecamere rientrano nel sistema integrato di domotica e permettono di controllare tutti gli ambienti a bordo, dalle cabine, agli spazi esterni, fino alla sala macchine. È un servizio fondamentale anche in relazione alle condizioni meteorologiche, soprattutto pensando a quanto i temporali stiano diventando sempre più aggressivi negli ultimi tempi; poter controllare per esempio che gli ormeggi stiano tenendo durante un forte temporale che potrebbe agitare anche le acque dei porti, è sicuramente una gran bella tranquillità.
Posto che sono tutti elementi fondamentali, ma su quale campo combattete di più fra brand competitor: Il prezzo? La tecnologia? L’ampiezza della gamma di prodotti? Il servizio?…
Sicuramente il prezzo è un tema fondamentale, perché non puoi essere fuori mercato nemmeno se hai in mano il prodotto più innovativo in assoluto. Ci sono logiche che vanno sempre rispettate e ognuno deve essere bravo a portare sviluppo senza destabilizzare l’andamento dei prezzi. Dal canto nostro, quello che ci ha permesso di crescere in questi ultimi anni è stato il dualismo alta tecnologia e servizio. In Garmin il prodotto viene progettato, ingegnerizzato e costruito interamente all’interno di fabbriche proprie e distribuito nel mondo direttamente dai propri uffici territoriali. C’è quindi un controllo totale su tutta la filiera. Poi c’è il team di supporto al servizio, per il quale solo in Italia siamo quasi in duecento persone a curarlo, in una rete dislocata su tutto il territorio, che è anche in connessione con le 84 sedi nel mondo per poter intervenire e supportare gli armatori ovunque essi siano.
Oggi tutte le sfere della nautica sono presidiate dall’elettronica in una moltitudine di strumentazione che, anche se fa capo a un solo display, può essere complessa da gestire tutta insieme. Abbiamo visto che è migliorato notevolmente lo sviluppo dell’uso intuitivo per muoversi fra le diverse funzionalità, ma quali altre possibilità si possono prevedere nell’integrazione fra gli strumenti e quali nella connettività?
Uno dei punti sui quali stiamo lavorando oggi è il controllo vocale, una cosa che in casa o in macchina è ormai una consuetudine, ma finora non è stato ancora così normale averlo a bordo di una barca. Negli ultimi tempi il controllo vocale è notevolmente migliorato ed è quindi diventata una funzione già oggi disponibile su tutti i plotter Garmin, perciò la possibilità di gestire tutto attraverso un device che ti ascolta è un vantaggio che si può diffondere anche nel mondo nautico, tanto più che è possibile farlo anche attraverso lo smartwatch collegato al plotter, che diventa così una sorta di telecomando. E non è solo questione di comodità, ma anche di sicurezza, perché azionare le funzioni senza doversi muovere da un punto all’altro della barca oppure richiedere informazioni immediate relative alla navigazione o agli impianti senza dover premere svariati tasti, permette al driver di rimanere più concentrato al timone.
Integrazione non più solo fra gli strumenti, ma anche con i motori. In Garmin siete partiti con Volvo Penta un bel po’ di anni fa e oggi anche gli entrobordo di Man e i vari fuoribordo sono entrati nel vostro ecosistema. Quali sono i vantaggi di questo tipo di integrazione e qual è l’orientamento per il futuro in quest’ambito?
L’obiettivo è continuare col processo di integrazione che permetta di liberare le consolle di comando da tutta la quantità di strumenti, per integrare tutto su un plotter. Abbiamo iniziato col grande progetto di Volvo Penta, che da buona azienda svedese ci ha permesso di lavorare bene insieme e partire da qualcosa che non era nemmeno pensabile quindici anni fa, quando tutto ha avuto inizio. Ora è la normalità avere un sistema integrato, cioè il Glass Cockpit dove le informazioni dei motori sono visualizzate direttamente sul plotter della navigazione, e anche con una visualizzazione grafica personalizzata per ogni barca. Fino a qualche anno fa, invece, ogni motore o impianto aveva il suo dipslay dedicato. Noi siamo stati i primi a pensare che questo fosse un progetto vincente e abbiamo sviluppato tutto il sistema software e hardware insieme a Volvo Penta e ora stiamo iniziando a farlo con Yamaha, ma in ogni caso siamo aperti con la visualizzazione dei motori Mercury, Honda, Suzuki, Man, Cat e tutti gli altri costruttori, indipendentemente che producano motori entrobordo o fuoribordo.
Questo ci porta a continuare in quel processo di integrazione totale che permette di pulire le console continuando ad avere accesso a tutte le informazioni, oltretutto in maniera parlante e non più soltanto visiva. Non solo. L’obiettivo ulteriore è di azionare le funzioni in automatico in base alle situazioni del momento, cioè il cervellone che sta dietro, tramite tutte le sue connessioni, ti suggerisce lui attraverso il plotter, o avvia automaticamente, le funzioni nel momento in cui se ne verifica la necessità e al tempo stesso ne dà notifica all’utente il quale decide se vuole proseguire o annullare la funzionalità azionata.
Il sistema integrato, quindi, non è solo togliere un pulsante analogico e sostituirlo con uno digitale nel plotter, ma anche avere dietro un unico grande cervello che possa prendere autonomamente il dato che gli serve in quel momento e usarlo… Pensiamo per esempio a un allarme di un impianto: oltre all’avviso in plancia, si può collegare il sistema delle luci in cabina del comandante e fare in modo che si accenda una luce rossa o gialla o arancione in base alla gravità del danno. Oppure se si dovesse staccare il cordino di sicurezza, oltre a spegnere i motori, si può far accendere tutte le luci a bordo per avere la massima visibilità di sera. Questo è possibile perché i vari dati dei motori, delle luci, dell’entertainment e di tutti i sistemi a bordo convergono in un unico cervello elettronico e non sono più separati nei rispettivi singoli strumenti di controllo.
Nel mondo dell’elettronica, generalmente gli addetti ai lavori sanno già con anni di anticipo quali nuove tecnologie saranno disponibili nel tempo a venire, magari ce ne sono alcune già pronte nel cassetto e si aspetta a rilasciarle forse più per logiche commerciali che per necessità di ulteriori affinamenti tecnologici. La domanda quindi è: come l’elettronica potrà trasformare la nautica del futuro? E quali sono in particolare le tecnologie da sviluppare per creare le tendenze di domani?
Sicuramente qualcosa di più sappiamo, perché ovviamente dobbiamo sempre guardare un po’ più in là. Cosa arriverà di preciso in futuro naturalmente non posso dichiararlo qui, ma sicuramente saranno display sempre più innovativi, sempre più integrati, con forme completamente diverse, più moderne, più futuribili, che permetteranno anche di rivedere il design delle consolle. Tutto comunque con un solo obiettivo: semplificare.
In pratica è quello che sta succedendo nel mondo delle auto con i loro cruscotti interamente digitali e display che addirittura si estendono fino al lato passeggero.
Proprio così. E oltre a ciò che si vede davanti, cioè un cruscotto interamente digitalizzato, c’è tutto il sistema di automatismo che sta dietro e che permette all’auto di frenare e accelerare da sola, di fermarsi davanti agli ostacoli, di non permettere l’apertura della portiera se in quel momento sta arrivando un ciclista eccetera. Stesse cose devono succedere in barca, anche perché l’armatore che scende dalla propria supercar al top della tecnologia, deve avere lo stesso feeling a bordo della sua barca. Non è pensabile farlo retrocedere rispetto all’esperienza che vive in auto o in casa, e proprio per questo continuiamo a sviluppare e a rendere disponibile la nostra strumentazione integrata.
E quanto è vicino concretamente questo futuro?
Quello che posso dire è che prima di rilasciare qualunque tecnologia, per noi e importante testarla fino in fondo usandola nel tempo in situazioni reali, perché sul mercato non dobbiamo mettere promesse, ma la sicurezza che quella tecnologia sia perfettamente funzionante e non dia problemi inaspettati. Siamo un’azienda in cui le persone sono anche praticanti e appassionate del settore merceologico in cui sono state collocate, per esempio l’outdoor, la nautica, il mondo delle auto ecc., quindi testiamo noi in prima persona le nuove tecnologie e i prodotti.
Ma è più la tecnologia che in quel momento si ha a disposizione che fa nascere l’idea di nuovi prodotti da creare o, al contrario, si parte dall’idea di insediarsi in un nuovo settore e poi si ricerca la tecnologia necessaria a creare il prodotto adatto?
Secondo me sono entrambe le cose e corrono su due binari paralleli. Sicuramente si vanno a cercare quegli spazi liberi dove la nautica, per la sua estrazione più artigianale, è rimasta un po’ più indietro rispetto ad altri segmenti, e cerchiamo di presidiarli sviluppando nuove cose che, come abbiamo detto, magari andiamo a mutuare dalle altre nostre divisioni, come l’automotive o l’avionica. Dall’altra parte cerchiamo di innovare continuamente e dunque di portare nuove tecnologie. Nel momento in cui arriviamo con qualche innovazione che ci permette di creare un prodotto inedito, dobbiamo assicurarci che il mercato sia preparato a recepirlo adeguatamente, quindi bisogna pensare anche di infondere la cultura all’interno del mercato.
Una fase dell’ormeggio effettuato con la tecnologia Surround View uno degli ultimi ritrovati dell’elettronica moderna, che permette di accedere al posto barca guardando esclusivamente il plotter
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È magari capitato che anche la casualità sia stata fonte di nuova tecnologia, che magari non era stata ricercata di proposito, ma che ha dato spunto per creare nuovi sviluppi?
Sicuramente sì, ma non è qualcosa che ti cade dal cielo, bensì è qualcosa che magari hai già in mano e che intuisci possa dare nuovi sviluppi anche per altri scopi, ma nel nostro caso la casualità è anche qualcosa che si genera grazie alla giovane età delle risorse umane che ruotano nel mondo Garmin. L’azienda, ribadisco, è piuttosto grande, e il personale è composto da una notevole quota di giovani, e molti altri sono in ingresso, basti pensare che quando sono arrivato io, dieci anni fa, eravamo 16.000 dipendenti, adesso siamo in 24.000 nel mondo, perciò sono state aggiunge 8.000 persone in 10 anni. I giovani portano innovazione, vedono le cose con un occhio diverso. Serve sicuramente l’esperienza per guidare un’azienda, ma a volte l’esperienza tende un po’ a smorzare quella curiosità che per loro natura invece i giovani hanno. Il fatto che portino anche le loro esperienze personali di vissuto quotidiano, aiutano le persone esperte a vedere le cose in modo diverso, infatti uno dei miei “mantra” su cui insisto di più col mio team è di non fare le cose in un determinato modo solo perché si è sempre fatto così; se c’è una prospettiva diversa, mettiamola sempre in discussione.
Intelligenza artificiale: antagonista o chiave d’accesso di un mondo nuovo tutto da sviluppare?
L’intelligenza artificiale è sulla bocca di tutti da un anno o poco più, ma se andiamo a vedere indietro, l’intelligenza artificiale ha 11 o 12 anni, solo ora è diventata di comune utilizzo per tutti. In sostanza, l’intelligenza artificiale oggi sta nel fatto di poter porre delle domande a una macchina, tipo ChatGpt, con un database infinito di informazioni e capisca in modo molto veloce ciò che vogliamo e ci aiuti a ottenerlo. Questo genere di tecnologia, però, è già molto attorno a noi ed è già molto applicata all’interno della nautica per quello che riguarda Garmin. Non la chiamiamo intelligenza artificiale, ma in realtà di questa si tratta. Il fatto di avere un software nel chartplotter che ti suggerisca la rotta migliore per andare da un punto A a un punto B, evitando gli ostacoli e mantenendo costantemente le informazioni di pescaggio, rotta, comodità, comfort che tu hai impostato sul display, di fatto è intelligenza artificiale, ed è da sempre utilizzata nei nostri sistemi, prima ancora che si chiamasse così e che fosse sulla bocca di tutti.
Poi quello su cui abbiamo lavorato noi è dare questo genere di servizio indipendentemente che la barca sia connessa in rete o no. E per poterlo fare, manteniamo tutto in ambito Garmin con i suoi database, anziché appoggiarci a piattaforme di altri. Ormai tutti, da chi acquista una barca di pochi metri a chi ha un grande yacht, ma anche chi fa refitting di una barca datata, vuole avere accesso ai vari servizi che l’elettronica di bordo è in grado di dare, e noi dobbiamo poter fornire le stesse funzioni a tutti in qualsiasi punto, anche se non c’è connettività.
In chiusura, proviamo a spingerci verso il limite estremo con una domanda che in definitiva chiude il cerchio con il concetto con cui abbiamo aperto: ci sarà un punto d’arrivo oltre il quale non ci sarà più nulla da inventare nella strumentazione nautica? E quanto potrebbe essere lontano questo momento secondo te?
Secondo me, le cose che si possono inventare sono sempre legate alla semplicità e alla comodità di utilizzo da parte di chi è al timone delle imbarcazioni. Strumenti al tempo impensabili e ormai sempre più accessibili, come per esempio il joystick, l’Assisted Docking e tutta l’integrazione degli strumenti di bordo hanno reso molto più facile gestire barche di grandi dimensioni e questo ha incentivato gli armatori a salire di metratura senza la preoccupazione di come condurle, tanto che fino a una quindicina di anni fa, un 12 metri era già considerato uno yacht grande, ora lo è invece una barca di almeno 18 metri, e se ne vedono tante nei porti.
Per il futuro intravvedo quindi ancora molte possibilità di nuova strumentazione per barche più automatizzate, quindi più facili da gestire. Per esempio, noi abbiamo delle telecamere che vedono a 360° con dei sensori intorno all’imbarcazione, quindi perché non fare un altro step e metterle a lavorare insieme ad altri sistemi? Perché non rendere le barche ancora più autonome nella conduzione? Questo non vuol dire sostituire gli armatori o i comandanti in plancia, ma significa aiutarli nelle operazioni in modo ancora più sicuro e sempre con la consapevolezza di avere il controllo su tutto ciò che sta succedendo in ogni momento, perché più della comodità, la sicurezza è un impegno imprescindibile.
Insomma, abbiamo appreso che non ci sono limiti ai nuovi sviluppi, ma tutto sta a saper mettere insieme le varie tecnologie e i diversi sistemi e farli interagire fra loro in una “community” che il tempo contribuirà a rendere sempre più estesa e articolata e creare così nuovi tipi di servizi o andare a evolvere ulteriormente ciò che esiste già.



