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Il papà di Manfredi Marcucci, 16enne in terapia intensiva dopo la strage di Crans: «Siamo basiti: perché i titolari del Constellation non sono stati arrestati?»

di
Rinaldo Frignani

Umberto Marcucci fa la spola tra Roma, dove ci saranno i funerali dell’amico di suoi figlio, e il Niguarda, dov’è ricoverato il 16enne

Una settimana dopo la strage di Crans-Montana, per i parenti dei ragazzi che hanno perso la vita e di chi sta lottando in ospedale, è il momento della consapevolezza. Per quello che, oltre il dolore e la rabbia, sarà il futuro. Umberto Marcucci fa la spola fra Roma e Milano. Al Niguarda — «Molto gradita la visita della premier Meloni», spiega — il figlio Manfredi, 16 anni, è ricoverato in prognosi riservata, ma oggi il padre sarà nella Capitale per partecipare alle 11 nella basilica dei Santi Pietro e Paolo, all’Eur, ai funerali dell’amico e coetaneo del suo ragazzo, Riccardo Minghetti, l’ultimo italiano a essere identificato dalle autorità svizzere. Fra i pensieri e le preoccupazioni, c’è spazio per pensare a quello che dovrà accadere.

Che cosa pensa delle indagini sull’incendio?
«Io, ma non solo io, anche alcuni fra gli altri parenti delle vittime, proviamo un sentimento di forte perplessità per le scelte fatte dalla magistratura elvetica».

In che senso?
«Per il mancato arresto immediato dei due titolari della discoteca “Le Constellation”. Siamo tutti basiti. Anche perché, sulla base di quello che sta emergendo dalle indagini in maniera fin troppo evidente, ci chiediamo come mai non siano stati ancora presi provvedimenti nei confronti del Comune di Crans, inadempiente sui controlli in quella struttura».

La Procura parigina si è mossa in difesa dei ragazzi francesi. Quella di Roma per gli italiani. Può servire?
«Certo, anche se temo che i nostri giudici, rispetto a quelli francesi, che possono agire anche nei confronti dei titolari della discoteca perché, appunto, sono francesi, abbiano un po’ le mani legate. Speriamo di raggiungere qualche risultato concreto, anche se per ora ci troviamo in una sorta di limbo sotto questo profilo. Gli accertamenti dei magistrati svizzeri procedono, non so fino a che punto i colleghi italiani potranno avere accesso a tutti gli atti».

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Che cosa chiedete?
«Per chi come noi crede nella possibilità di rivedere i propri figli, ma a maggior ragione per chi non li rivedrà più, l’unica speranza è aggrapparsi alla giustizia. Non parlo di un risarcimento economico, piuttosto alla giustizia vera: vedere in carcere le persone che con il loro comportamento hanno provocato una tragedia enorme».

Come vi muoverete?
«Quello che credo sia il sentimento generale è creare una sponda con le nostre autorità che fino a oggi si sono mosse in modo egregio. L’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado si è esposto molto, ma più di tanto non può fare. Credo che in questo caso serva un avvocato dello Stato, più che il singolo legale di ognuno, per difendere i nostri ragazzi e le loro famiglie, e tutelare i loro diritti all’estero».

È sorpreso che sia successo a Crans?
«Abbiamo casa lì da 20 anni, sembrava il Comune migliore del mondo. Trasporti pubblici gratis, zero delinquenza. Puoi lasciare la porta sempre aperta e non succede niente. Ho l’impressione però che questa tragedia si inserisca in un quadro di ritorni economici di chi vuole valorizzare i terreni nella zona. Mi spiego: quando vedi spuntare decine di nuovi palazzi, ti viene il dubbio di essere stato utilizzato come una pedina per interessi economici locali asserviti al guadagno, ma a scapito della sicurezza. E poi la burocrazia da rispettare: c’è più che in Italia, giusto, ma mi pare che per “Le Constellation” sia stato usato un altro metro».

Sapevate che era un bar e non una discoteca?
«Certo, mai avuto la percezione che fosse una discoteca, perché a Crans sono altre e frequentate da gente molto più grande. Mi hanno sorpreso i precedenti penali di uno dei titolari, che non conoscevo: non avevamo sentito voci negative su di lui».

Rimarrete a Crans?
«C’è uno stato di forte disagio in tutti noi che stiamo lì da tanti anni. Non so se riusciremo a superare tutto questo, è troppo presto».

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7 gennaio 2026 ( modifica il 7 gennaio 2026 | 14:22)

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