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Portoferraio, urto in banchina: il tribunale condanna l’armatore di una barca a vela a pagare 36mila euro

l’Ely J in regata

L’assicurazione paga solo parzialmente il danno provocato durante una manovra d’ormeggio e l’armatore della barca danneggiata chiede il risarcimento direttamente al responsabile. Il tribunale di Livorno condanna il proprietario della barca a vela a versare oltre 36mila euro, oltre interessi e spese.

L’urto nella darsena di Portoferraio e la causa civile

La vicenda che si è chiusa in questi giorni al tribunale di Livorno ha avuto origine nell’estate del 2022, nel bacino della darsena turistica “Cosimo de’ Medici” di Portoferraio. Durante una manovra di ormeggio, Ely J, una Grand Soleil Maxi-One del 1992, ha strusciato Mister A, una barca a motore regolarmente ormeggiata in banchina. L’imbarcazione a motore ha riportato danni alla murata di dritta.

L’episodio non ha causato feriti, ma ha dato avvio a un contenzioso che ha coinvolto armatori e compagnia assicuratrice, fino ad arrivare davanti al giudice civile. La dinamica dell’urto non è stata oggetto di contestazione nel corso del processo: il proprietario di Ely J, residente in Toscana, e la società intestataria dell’unità non hanno messo in discussione che Mister A fosse correttamente ormeggiata al momento dell’impatto.

Il punto centrale della controversia ha riguardato la quantificazione del danno. L’armatore della barca a motore, un settantanovenne milanese residente in Svizzera, ha sostenuto integralmente i costi di riparazione, che hanno superato gli 81mila euro.

L’assicurazione del velista ha riconosciuto poco più di 28mila euro. Una cifra ritenuta insufficiente a coprire l’importo delle riparazioni e le spese sostenute in fase stragiudiziale. Non essendo stato raggiunto un accordo attraverso la negoziazione assistita, la parte danneggiata ha deciso di rivolgersi al tribunale.

Nel corso del giudizio è stata disposta una consulenza tecnica d’ufficio per valutare la congruità delle spese nel contesto della nautica da diporto, settore in cui non esiste un tariffario uniforme e i costi possono variare sensibilmente da cantiere a cantiere. Il danno è stato quindi stimato, al netto dell’IVA, in oltre 53mila euro.

Detratto quanto già versato dalla compagnia assicuratrice, la giudice Simona Capurso ha condannato il proprietario della barca a vela e la società armatrice al pagamento di oltre 36mila euro, oltre agli interessi legali maturati dal giorno dell’incidente e alle spese di consulenza tecnica e processuali.

La società armatrice di Ely J si è riservata di citare la compagnia assicurativa per ottenere il riconoscimento della parte di danno non liquidata. La vicenda evidenzia come, nelle collisioni in porto, la responsabilità civile possa tradursi in conseguenze economiche rilevanti e come la scelta della copertura assicurativa richieda attenzione non solo in termini di obbligo formale, ma anche di solidità e adeguatezza delle garanzie previste.


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