Rovigno celebra la batana, l’antica barca dei pescatori che piace ai vip

Per secoli hanno solcato il mare Adriatico, al largo di Venezia e delle Marche, dell’Istria e della Dalmazia. A Rovigno se ne contavano 98, ognuna con una vela colorata diversa, poiché la vela era un simbolo familiare. Oggi le “batane” rivivono in un ecomuseo entrato nel registro delle migliori pratiche per la salvaguardia del patrimonio immateriale dell’Unesco.
La mostra interattiva all’Ecomuseo della Batana
Antico villaggio di pescatori
Siamo a Rovigno, antico porto di pescatori croato sulla costa occidentale della penisola istriana. Il centro storico, dove ancora oggi si respira l’antico fascino veneziano (la città vecchia è nata sotto la Serenissima) si trova su un promontorio di case strette una vicino all’altra fino al lungomare, sovrastato dalla cattedrale di Sant’Eufemia e dal suo imponente campanile che ne domina lo skyline.
Qui, in un edificio seicentesco vicino al mare, da 22 anni è aperta al pubblico la Casa della Batana. Non un semplice museo, ma un centro di documentazione e recupero di una imbarcazione che ha unito mari e popoli, rappresentando la prima fonte di sostentamento di tanti nel villaggio di pescatori oggi tanto amata dai vip. “Queste imbarcazioni nascono nelle Marche, a Rovigno nel Seicento vengono dotate di una vela per renderle riconoscibili”, racconta la direttrice Nives Giuricin.
Rovigno
L’ecomuseo
L’ecomuseo propone una mostra permanente con una pluripremiata installazione interattiva – “Viaggio in batana” – che accompagna i visitatori in un emozionante tuffo nel tempo. Li riporta ai primi decenni del Novecento e li accompagna nei panni dei pescatori rovignesi che salpavano per mare sulle loro batane, svelando una parte della loro vita quotidiana e notturna. Attraverso proiezioni audiovisive simultanee e sincronizzate (pavimento/soffitto/parete frontale), che si fondono in un’esperienza unica, i visitatori conoscono la navigazione stellare, il dialetto, la cultura del canto, le specie ittiche (sogliole, branzini, seppie, triglie) e i metodi di pesca. C’è il ricordo della prima donna titolare di una batana, Maria Spongia, e ci sono le immagini delle donne più emancipate dell’epoca, le tabacchine, vestite in maniera elegante per andare a lavorare alla manifattura. Oltre all’installazione interattiva e agli spazi per i laboratori destinati alle scuole, altre mostre raccontano la storia della cantieristica navale tradizionale e la vita quotidiana di Rovigno, un’economia basata sulla pesca, la fabbricazione delle reti e la vendita del pesce, il tempo fra chiacchiere in strada, giochi e bagni. Senza dimenticare la Rovigno dei poeti e degli scrittori.
Una batana ricostruita fuori dal museo
La barca
Ma com’è fatta la batana? Ha un fondo piatto leggermente curvo verso il bompresso e verso lo specchio di poppa, con una conclusione leggermente sporgente sulla prua. Le dimensioni variano tra i 4 e gli 8,5 metri. La batana è interamente in legno. Il telaio è spesso costruito con pannelli di quercia, abete, pino o abete rosso e per la rivettatura vengono utilizzati solo chiodi in ferro battuto zincati o fatti a mano. Si naviga con una vela, remi o un motore fuoribordo. Per i viaggi più lunghi, era spinta da una grande randa. Per la pesca, la batana viene avviata e manovrata con due lunghi remi, mentre l’incavo sullo specchio di poppa era destinato alla voga come la voga in una gondola, con un remo o, a Rovigno, vùga in gòndula.
Il recupero
L’ecomuseo e la Città di Rovigno hanno sistematicamente promosso la costruzione di nuove imbarcazioni dal 2004. La maestria e le competenze nella costruzione e riparazione sono state iscritte nella Lista del Patrimonio Immateriale della Repubblica di Croazia. Ad oggi sono state costruite sette batane, altre 36 sono state riparate e salvate. “Con la prima batana ricostruita abbiamo sfilato in Canal Grande a Venezia, ospiti della regata storica – ricorda la direttrice – Abbiamo recuperato un mestiere antico: oggi a Rovigno c’è ancora uno squerarolo in attività con un paio di figure specializzate nella manutenzione delle imbarcazioni in legno”.
Il giro in barca e la cena tra antichi sapori
Il recupero delle imbarcazioni (c’è un pescatore che esce ancora con questa barca, Franco De Mitti, 90 anni) ha portato con sé anche un recupero delle tradizioni. Oggi, soprattutto nella bella stagione, i visitatori possono prenotare una romantica crociera a remi intorno a Rovigno, godersi concerti di musica tradizionale rovignese, spettacoli etnici e cimentarsi di attività dimenticate come la riparazione delle reti, l’intreccio delle bottiglie e la fabbricazione dei turbanti.
Rovigno
Merita un appuntamento lo Spàcio, versione locale dell’osteria o della cantina, un’altra particolarità di Rovigno che plasma l’identità di questa città e della sua gente. È un luogo in cui i rovignesi conservavano, degustavano e rivendevano il vino nelle loro case di pietra, ma anche un luogo dove socializzare, cenare, giocare a briscola e trešeta, cantare e divertirsi. Uno di questi spàcio, originariamente conservato, è diventato parte integrante dell’Ecomuseo nel 2006 e da allora ospita programmi musicali, gastronomici e altre iniziative organizzate dalla Casa della batana. Qui si incontrano i frutti più nobili della terra e del mare: i vini locali Malvasia e Terrano, l’olio d’oliva fatto in casa, il pesce e i frutti di mare, il pescato fresco dei pescatori locali. Aperto da inizio giugno a fine settembre, fuori stagione Spàcio Matika è comunque a disposizione dei gruppi su prenotazione. E quest’anno a giugno saranno festeggiati i vent’anni della Regata rovignese di imbarcazioni tradizionali con vela maestra e latina.




