Un disastro anche per la Figc: in fumo 30 milioni di ricavi

È pesante l’effetto economico dell’esclusione dal Mondiale per le casse federali, tra malus dei contratti di sponsorizzazione, merchandising e premi Fifa
Giornalista
31 marzo 2026 (modifica il 1 aprile 2026 | 00:17) – MILANO
Un fallimento, sotto ogni punto di vista. Con un effetto a catena sul bilancio federale. La partita in Bosnia valeva, per via Allegri, circa 30 milioni: ricavi che sarebbero derivati dal biglietto per il Mondiale in programma, tra giugno e luglio, negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. L’eliminazione degli azzurri li manda tutti in fumo.
budget
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Quando il consiglio federale, due mesi fa, ha approvato il budget 2026 della Figc, con una perdita stimata di 6,6 milioni, il presidente Gabriele Gravina ha subito precisato: “Il risultato dipenderà dalla nostra qualificazione al Mondiale che avrebbe un impatto molto positivo sul budget”. Per ragioni di prudenza, il bilancio preventivo è stato redatto senza tenere conto degli eventuali benefici legati alla presenza azzurra nella rassegna iridata, visto che la qualificazione era appesa ai playoff. A livello di risultato netto, quella stima verrà sicuramente corretta, perché la Federazione, in base a una ferrea disciplina contabile, spende quanto incassa: un minor fatturato porterà a minori costi, in modo da riequilibrare la gestione. Andando a guardare i risultati dell’ultimo decennio, anche nelle due occasioni in cui è mancata la qualificazione al Mondiale si è riusciti a registrare profitti, pur dovendo fronteggiare una riduzione dei ricavi (81 milioni nel 2018, rispetto agli 88 del 2017; 96 nel 2022, rispetto ai 126 del 2021). Resta il fatto che la terza assenza consecutiva dalla Coppa del Mondo priva la Figc di ricchi introiti, che sarebbero stati reinvestiti sull’intero movimento.
malus
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È proprio il budget ad aiutarci nella conta dei danni. Gli amministratori spiegano che le clausole contrattuali presenti negli accordi con gli sponsor prevedono un malus, cioè una rimodulazione al ribasso, che scatta automaticamente in caso di mancata qualificazione: in totale, parliamo di 9,5 milioni in meno. Va detto che il segmento commerciale sta attraversando un trend di forte crescita. Valutando il quadriennio, ossia l’arco temporale tipico di questi contratti, gli introiti da sponsor e pubblicità (chiaramente legati alla Nazionale) sono cresciuti dai 42 milioni annui medi del ciclo 2015-18 ai 49 milioni del 2019-22, fino al balzo del quadriennio iniziato nel 2023 e che terminerà alla fine di quest’anno: oltre 70 milioni in media, con il picco di 81 raggiunto nel 2024. I dirigenti federali hanno messo a frutto l’internalizzazione delle attività di gestione delle partnership e di produzione di contenuti editoriali: lo sponsor tecnico Adidas, subentrato a Puma con un’intesa fino al 2030, ha incrementato non solo il compenso base (da 22 a 30-35 milioni all’anno) ma anche il minimo garantito delle royalties per i prodotti venduti, che nel 2024 hanno generato complessivamente 11 milioni (4 in più rispetto al 2023). È un vero peccato non poter sfruttare questo processo di sviluppo organico nella vetrina sportiva più importante, anche perché il mercato americano è particolarmente strategico per Adidas, che ha già capitalizzato il lancio della nuova maglia azzurra dello scorso novembre e si aspettava di fare il botto al Mondiale.
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vendite e premi
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Tra mancato incremento del merchandising e trattative in fumo per nuovi contratti di sponsorizzazione, svanisce una decina di milioni, in aggiunta ai 9,5 di malus citati in precedenza. E non è finita qui. La Fifa, infatti, riconosce un premio alle nazioni partecipanti, proporzionale ai risultati. Il gettone di presenza è di 9 milioni di dollari, più 1,5 per coprire i costi di preparazione: un minimo garantito di 10,5 milioni di dollari, equivalenti a 9 milioni di euro. Il corrispettivo aumenta progressivamente con l’avanzare nel torneo: 11 milioni di euro per chi supera la fase a gironi, 14 per chi raggiunge gli ottavi, 18 per i quarti, fino ai 45 milioni per i vincitori. Tutto considerato, si arriva così a circa 30 milioni di mancati ricavi per la Figc, tra malus contrattuali, altre componenti variabili del segmento commerciale e premi Fifa d’ingresso. La qualificazione non è invece rilevante ai fini dei diritti tv, dal momento che la Figc riceve una quota relativa alla valorizzazione delle gare dell’Italia, in base all’accordo di negoziazione centralizzata definito da tutte le federazioni europee con l’Uefa. La Nazionale è ormai diventata la gallina dalle uova d’oro per la Federazione. Il fatturato della Figc ha registrato il record nel 2021, con 230 milioni, di cui 126 ascrivibili all’attività della Nazionale campione d’Europa. Ma quell’esercizio beneficiò anche dell’organizzazione in Italia di quattro gare dell’Europeo e della fase finale di Nations League. Ancora più alti i ricavi azzurri nel 2024: 134 milioni su un giro d’affari federale di 224 milioni. Parliamo del 60% della torta complessiva. Ecco perché l’esclusione dal Mondiale è un danno per tutto il sistema.
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