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Sinner, finale come un allenamento. Zverev travolto in 57′, a Madrid è record: quinto 1000 di fila

Jannik è perfetto, il tedesco non ne fa una giusta: finisce 6-1 6-2 in meno di un’ora di gioco. Dopo il successo a Parigi nell’autunno scorso, i trionfi a Indian Wells, Miami, Montecarlo e oggi nella capitale spagnola

Simone Vagnozzi lo aveva detto alla vigilia: “Abbiamo una partita da vincere a Madrid, sei a Roma, sette a Parigi”. Come dire: non si molla nulla. Jannik Sinner, da bravo scolaretto, ha ascoltato con diligenza ed eseguito il compito alla perfezione. La finale contro Alexander Zverev, numero 3 del mondo (non dimentichiamolo) ma apparso sin dal primo game poco più di uno sparring partner, è durata appena 57 minuti, chiudendosi con il punteggio di 6-1 6-2. Se qualcuno temeva per lo sforzo prolungato di questo esaltante tour de force, la Volpe di Sesto Pusteria lo ha fatto ricredere. Un tour de force iniziato il 7 marzo, con il debutto in California contro Svrcina. In 58 giorni Jannik ha giocato e vinto 23 partite, conquistando quattro tornei consecutivi (Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid). L’ultima sconfitta risale al 19 febbraio, nei quarti di Doha contro Mensik.

record

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A livello di Masters 1000, la striscia positiva comprende anche Parigi indoor dello scorso novembre: in totale fanno 28 match e, soprattutto, cinque titoli di fila. Sinner è il primo giocatore della storia a riuscirci; Djokovic e Nadal si erano fermati a quattro. Dopo essere entrato nel ristretto club (Federer, Djokovic, Nadal) di chi ha raggiunto almeno una finale in tutti e nove i Masters 1000 dalla loro introduzione nel 1990, gli manca solo Roma per completare la collezione dei titoli nei tornei di prima fascia del circuito Atp, impresa riuscita soltanto a Nole. L’azzurro ha trionfato a Indian Wells (2026), Miami (2024-2026), Montecarlo (2026), Madrid (2026), Toronto (2023), Cincinnati (2024), Shanghai (2024) e Parigi (2025), fermandosi all’ultimo atto al Foro Italico l’anno scorso, contro Alcaraz. Lo spagnolo, per fare un paragone con il grande rivale dei nostri tempi, si è imposto in sei Masters 1000 (Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid, Roma e Cincinnati), senza andare oltre i quarti in Canada, Shanghai e Parigi. Complessivamente, Sinner è salito a quota 28 titoli Atp in carriera e si conferma un tabù per Zverev: avanti 4-1 dopo i primi cinque confronti, grazie anche al vantaggio dell’esperienza (classe 1997 il tedesco, 2001 l’italiano), dal 2024 Sascha ha poi infilato nove sconfitte consecutive.

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la partita

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Jannik parte fortissimo, con percentuali eccellenti al servizio (81% di prime, con l’88% di punti vinti nel primo set). Non è che Zverev serva male (75% di prime), ma da fondo campo è incerto e falloso, mentre Sinner lo aggredisce senza pietà, facendogli smarrire ben presto anche quel briciolo di fiducia portato dagli spogliatoi. Il match scivola via veloce. Sul 5-1, servendo per il set, il numero 1 del mondo si ritrova per la prima volta sotto 15-30: reagisce con un servizio vincente, una palla corta e un ace, giusto per togliersi di dosso anche quel minimo fastidio. Nel secondo set l’equilibrio dura pochissimo. Sull’1-1 Sinner, che ormai ha ampliato il ventaglio delle soluzioni tattiche e frequenta la rete con maggiore disinvoltura, conquista il break che lo proietta verso il trionfo spagnolo, accelerato da un secondo break e da tre turni di battuta in cui concede un solo punto. Già, la Spagna: mancava ancora alla sua corona. Anche questa missione è compiuta. Le nazioni conquistate dall’eroe dei due mondi sono ora quindici.

la finale

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La finale si giocherà sul campo Centrale di Madrid, il Manolo Santana Stadium, non prima delle 17, dopo la finale del doppio femminile Andreeva/Shnaider-Siniakova/Townsend. Sinner è arrivato in finale superando Bonzi, Moller, Norrie, Jodar e Fils. Il tedesco invece ha trovato sulla sua strada Navone, Atmane, Mensik, Cobolli, Blockx. Jannik a Madrid non aveva mai superato i quarti di finale prima di questa edizione, mentre per Zverev sarebbe il terzo titolo (2018, 2021). 

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