È stato capocannoniere dalla A alla C: con Protti se ne va un mito. La carriera e i record dello Zar

È morto un Re. Viva il Re. È morto lo Zar. Viva lo Zar. La bestia non gli ha dato scampo. E in pochi mesi se l’è portato via. Come con tanti, troppi, prima di lui. Ma lui è e resta un Re. A Livorno. È e resta uno Zar. A Bari. Le due località di mare in cui Igor Protti da Rimini – anch’essa in riva al mare -, scomparso a 58 anni si è consacrato. Perché è lì che ha fatto la Storia. Sua e dei due club. Non è un caso che i comuni di Livorno e di Bari lo abbiano insignito, nel 2007, della cittadinanza onoraria. Ora che il Re per alcuni, lo Zar per altri, non c’è più, restano le sue gesta. Ovvero gli oltre 250 gol firmati in oltre venti anni vissuti nelle aree avversarie. A fare a spallate con stopper rudi e centrali di qualità, terzini rapidi ed esterni di rottura. Sempre lottando e spesso avendo la meglio. Perché molte delle sue 257 reti gli sono servite per essere – insieme a Dario Hubner – l’altro attaccante italiano ad aver vinto la classifica dei marcatori in A. In B. E in C1. Un traguardo che certo aveva sognato ma non pensava sarebbe divenuto realtà quando ha cominciato a giocare, gracile ma veloce, sui campi improvvisati della sua Rimini. Lì dove, pur di avere un pallone, ha aiutato il papà seguendolo in un cantiere e imparando il mestiere. Per apprendere che nulla si ottiene senza sforzo. Senza fatica. Senza impegno. In quel tempo, nemmeno immaginava di finire la carriera da Re di Livorno. Dopo tante altre tappe e tanti gol che lo avrebbero portato anche a sfiorare la maglia azzurra. Senza mai indossarla.




