Nodulo polmonare, la malattia di Franco Baresi annunciata un anno fa

Né la famiglia né il Milan hanno parlato apertamente di tumore, ma l’iter descritto è quello che spesso si segue per un carcinoma polmonare
È morto oggi, 31 luglio, all’età di 66 anni Franco Baresi, ex capitano del Milan.
Non è passato neppure un anno dalla notizia della malattia di Franco Baresi: era il 3 agosto del 2025 quando, con una nota sul proprio sito ufficiale, il Milan comunicava che — a seguito di accertamenti di routine — al vice presidente onorario del club rossonero Franco Baresi (allora 65 anni) era stata riscontrata la presenza di una nodulazione polmonare, per la quale si era deciso di procedere con l’asportazione mediante intervento chirurgico con tecnica mini-invasiva: «L’intervento è andato bene — diceva la nota — e il decorso post-operatorio è stato privo di complicazioni. Franco è stato successivamente valutato dallo specialista oncologo con indicazione a terapia di consolidamento a base di immunoterapico».
Le terapie
Non si parlava apertamente di cancro, ma l’iter descritto è quello che spesso si segue per un carcinoma polmonare: l’immunoterapia viene infatti prescritta, da sola o insieme ad altre terapie, in molti pazienti con un tumore del polmone.
«L’immunoterapia inizialmente era stata introdotta per trattare una neoplasia in fase avanzata o metastatica, per rallentare la progressione della malattia e prolungare la sopravvivenza dei pazienti – spiega Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. Oggi può essere prescritta anche come cura di consolidamento dopo chemioterapia e radioterapia nella malattia localmente avanzata non operabile, nonché come trattamento neoadiuvante (prima dell’intervento chirurgico) e adiuvante (dopo l’intervento chirurgico) negli stadi precoci, allo scopo di ridurre i rischi di recidiva e auspicabilmente aumentare le possibilità di guarigione».
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Da pochi mesi di vita a diversi anni con i nuovi farmaci
Quando la malattia è avanzata, purtroppo, il tumore può anche essere particolarmente aggressivo. «Soprattutto nell’ultimo decennio, però, la ricerca scientifica ha fatto progressi importanti e la sopravvivenza dei malati, per anni ferma a pochissimi mesi, ora si riesce a prolungare anche per alcuni anni in un numero crescente di casi – sottolinea Di Maio -. L’arrivo di farmaci immunoterapici e a bersaglio molecolare (le cosiddette target therapies) hanno portato risultati importanti per la guarigione o per gli anni di vita guadagnati, in buone condizioni. Esistono però vari sottotipi di cancro ai polmoni, più o meno aggressivi, e anche questo conta moltissimo ai fini della prognosi».
Sette persone su 10 lo scoprono tardi
Come sempre, quando si parla di cancro, quasi tutto dipende dallo stadio della malattia al momento in cui viene scoperta: «Quello ai polmoni resta difficile da trattare perché più del 70% dei pazienti arriva alla diagnosi tardi, quando la malattia è già in stadio avanzato e le possibilità di guarire purtroppo sono ridotte. La neoplasia, infatti, non dà segni evidenti della sua presenza agli esordi e quando lo fa è generalmente già diffusa localmente o progredita in fase metastatica di conseguenza le cose si complicano, le cure sono più complesse e le possibilità di guarigione diminuiscono».
Sintomi molto vaghi
Sono quasi 45mila le nuove diagnosi di cancro ai polmoni ogni anno nel nostro Paese: è il terzo più frequente (dopo mammella e colon-retto), il primo per mortalità. Tipico dei fumatori, ma un caso su cinque si verifica in chi non ha mai acceso una sigaretta. E una patologia subdola perché non dà sintomi fino a quando è già in stadio avanzato o metastatico, così soltanto il 30% delle persone è operabile nel momento in cui scopre la neoplasia, mentre la grande maggioranza dei pazienti arriva alla diagnosi tardi, quando la malattia è già in stadio avanzato e le possibilità di guarire purtroppo sono ridotte (la sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi si aggira intorno al 18%). I sintomi, peraltro, sono molto vaghi: tosse che non passa (anche con striature di sangue), fiato corto, dolore al torace, «fischi» quando si respira, raucedine, perdita di peso, infezioni respiratorie frequenti.
L’esame che salva la vita a chi è più a rischio
«Oggi c’è un esame che può salvare la vita a chi è più a rischio – conclude Di Maio -: la TAC spirale (tomografia computerizzata del torace a basso dosaggio di radiazioni) è efficace per scoprire un carcinoma polmonare ai primi stadi, quando le probabilità di guarigione definitiva sono elevate. Per questo, da tempo, chiediamo che venga attivato in Italia lo screening che prevede l’esecuzione di questo esame una volta l’anno nei forti fumatori o ex forti fumatori, ovvero le persone che hanno maggiori probabilità di ammalarsi (l’85% dei casi di cancro ai polmoni si verifica in tabagisti attuali o passati). Numerose ricerche hanno indicato con chiarezza che questo esame salva vite e fa risparmiare il Ssn per terapie costose che non sono necessarie quando la malattia viene scoperta per tempo».
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31 luglio 2026 ( modifica il 31 luglio 2026 | 10:01)
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